Dal 2026 accisa unica su benzina e diesel: il Governo anticipa di cinque anni la riforma fiscale, riduzione per la benzina e aumento per il gasolio
Il Governo accelera sulla riforma fiscale dei carburanti e anticipa di cinque anni l’allineamento delle accise tra benzina e gasolio. La misura, contenuta nella bozza della legge di bilancio, prevede l’introduzione di un’accisa unica pari a 672,90 euro per mille litri a partire dal 1° gennaio 2026, eliminando così lo storico divario fiscale tra i due combustibili.
La svolta: benzina giù, diesel su
Con la nuova struttura delle imposte, la benzina vedrà una riduzione di circa 4 centesimi al litro, mentre per il gasolio si prevede un aumento della stessa entità.
Il provvedimento, che il decreto legislativo di marzo fissava originariamente al 2031, viene dunque anticipato, segnando la fine di un vantaggio fiscale durato decenni a favore del diesel.
L’obiettivo dichiarato dell’esecutivo è chiaro: eliminare i sussidi ambientalmente dannosi e promuovere una maggiore equità tra i diversi tipi di carburante.
Il gasolio, più inquinante della benzina, è da tempo al centro delle critiche da parte delle associazioni ambientaliste, che salutano con favore questa decisione. La misura, si legge nella bozza della manovra, è finalizzata “al superamento del sussidio ambientalmente dannoso”, in linea con le direttive europee e con le strategie per la transizione ecologica.
Timori per i consumatori e per il trasporto merci
Se da un lato la riforma viene accolta positivamente sul piano ambientale, dall’altro crescono le preoccupazioni economiche.
L’aumento dell’accisa sul diesel rischia infatti di far salire i prezzi alla pompa, con un impatto diretto su famiglie e imprese. Gli analisti stimano un rincaro di circa 3-4 euro per pieno sui veicoli privati.
Ancora più significativa potrebbe essere la ricaduta sul settore dell’autotrasporto, che dipende in larga misura dal gasolio: l’aumento dei costi logistici potrebbe infatti tradursi in un effetto domino sui prezzi al consumo.
L’anticipo di cinque anni della riforma rappresenta un segnale politico forte in favore della sostenibilità, ma pone il Governo di fronte alla sfida di bilanciare gli obiettivi ambientali con la tutela del potere d’acquisto e della competitività delle imprese.
Nei prossimi mesi, l’esecutivo dovrà valutare eventuali misure compensative o incentivi per i settori più esposti, per evitare che la transizione verso un sistema più equo si traduca in un ulteriore peso per cittadini e imprese.
















