Occupazione in Calabria: record di contratti precari

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Calabria ultima in Italia per qualità del lavoro: solo il 43,8% dei lavoratori soddisfatto, alta precarietà, lavoro nero diffuso e giovani scoraggiati

In Calabria il lavoro continua a rappresentare più una fonte di disagio che di realizzazione personale. Lo confermano i dati dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, elaborati sulla base dell’indagine Bes-Istat 2023, che collocano la regione agli ultimi posti in Italia per qualità occupazionale.

Appena il 43,8% degli occupati calabresi si dichiara soddisfatto del proprio impiego, ben al di sotto della media nazionale del 51,7%. In pratica, un lavoratore su due non ama ciò che fa. Un malessere che non è soltanto percezione, ma riflesso di condizioni strutturali profonde.

Il tasso di occupazione tra i 20 e i 64 anni è fermo al 48,4%, tra i più bassi del Paese, quasi alla pari con Campania e Sicilia. A questo si aggiunge un dato particolarmente critico: il 25,5% dei lavoratori ha un contratto a termine da oltre cinque anni, percentuale più che doppia rispetto a regioni come la Lombardia (10,7%). La stabilità occupazionale resta, dunque, un miraggio per molti.

Il lavoro irregolare rappresenta un’altra piaga: quasi un lavoratore su cinque (19,6%) è impiegato in nero o in condizioni non regolari, il valore più alto in Italia. Questa realtà non solo alimenta precarietà e povertà, ma priva i lavoratori di diritti e tutele, generando sfiducia diffusa nel sistema economico e istituzionale.

Il senso di insicurezza è palpabile: il 5,9% dei calabresi teme di perdere il posto, un dato più che doppio rispetto a Bolzano (2,4%). Al tempo stesso, la rinuncia al lavoro è molto diffusa: il 32,1% delle persone in età lavorativa non solo è inattivo, ma non cerca neppure un’occupazione, segnale evidente di scoraggiamento.

Sul fronte dell’innovazione organizzativa, la Calabria resta indietro. Nel Sud, lo smart working è ancora marginale: in Puglia non supera il 5,4%, e in Calabria la situazione appare analoga, se non peggiore.

Pur non registrando numeri allarmanti sugli infortuni o sulla sovraistruzione, la regione non riesce comunque a inserirsi tra i territori “virtuosi”, restando ai margini anche in questi ambiti.

Il confronto con il Nord Italia è impietoso. In cima alla classifica nazionale per qualità del lavoro figurano Lombardia, Bolzano, Veneto, Trento, Piemonte e Friuli Venezia Giulia, con percentuali di soddisfazione lavorativa che superano il 60%.

Il divario Nord-Sud, dunque, non riguarda soltanto l’economia o le infrastrutture, ma si riflette anche nella dignità del lavoro e nella possibilità di costruire un futuro. La Calabria, ancora una volta, paga il prezzo più alto, tra precarietà cronica, lavoro nero e mancanza di prospettive per le nuove generazioni