Alta partecipazione tra le maestranze operaie allo sciopero nazionale dei porti: al centro della mobilitazione il riconoscimento del lavoro portuale come usurante e la difesa dell’articolo 17 della legge 84/94
Lo sciopero dei portuali ha registrato a Gioia Tauro, in provincia di Reggio Calabria, un’adesione di circa il 75% tra le maestranze operaie nei primi turni. La mobilitazione, inserita nello sciopero nazionale dei porti, ha riportato al centro dell’attenzione le condizioni di lavoro negli scali e, in particolare, la richiesta di riconoscere il lavoro portuale come usurante ai fini pensionistici.
Nei giorni precedenti alla protesta, secondo quanto riferito dai promotori dello sciopero, sarebbero stati avanzati dubbi sulla legittimità della mobilitazione, sostenendo che non fosse stata proclamata dalle organizzazioni firmatarie del contratto. Una posizione respinta dai lavoratori che hanno aderito alla giornata di protesta. Nel testo diffuso a sostegno della mobilitazione viene richiamato anche l’articolo 40 della Costituzione, che garantisce il diritto di sciopero.
La mattina del 27 settembre, un presidio all’ingresso doganale del porto di Gioia Tauro ha accompagnato la protesta, dando spazio alle rivendicazioni relative alla sicurezza, alle condizioni di lavoro e alla tutela previdenziale. Tra gli obiettivi indicati c’è la convocazione del tavolo tecnico annunciato dal Ministero del Lavoro il 7 maggio per discutere il riconoscimento dell’attività portuale come usurante. Secondo i promotori, a quasi cinque mesi dall’annuncio, il tavolo non sarebbe ancora stato convocato.
La richiesta riguarda in particolare chi opera secondo turnazioni distribuite sulle 24 ore, lavorando nelle stive e sulle banchine, a contatto con carichi pesanti e mezzi potenzialmente pericolosi. Nel documento viene inoltre evidenziato che oltre la metà degli addetti operativi ha più di 50 anni, elemento indicato come ulteriore ragione per una tutela previdenziale che tenga conto del logoramento legato alla professione.
Un altro fronte della protesta riguarda un emendamento della Lega alla riforma dei porti, che, secondo i promotori dello sciopero, consentirebbe alle imprese terminaliste di ricorrere direttamente alle agenzie interinali per il reperimento della manodopera, superando il sistema previsto dall’articolo 17 della legge 84/94. I lavoratori contestano questa prospettiva, sostenendo che potrebbe favorire il ricorso a personale precario e meno esperto in un settore nel quale la formazione e l’esperienza sono considerate elementi essenziali per la sicurezza.
La mobilitazione chiede quindi al Ministero del Lavoro di fissare una data per l’apertura del tavolo tecnico e al Parlamento di ritirare l’emendamento contestato e di mantenere il sistema previsto dall’articolo 17. Nel documento diffuso in occasione dello sciopero viene ribadita l’intenzione di proseguire la mobilitazione fino al riconoscimento del carattere usurante del lavoro portuale e alla tutela dell’articolo 17.
La protesta ha coinvolto anche altri scali italiani, con il riferimento, nel documento, alle mobilitazioni da Gioia Tauro a Genova.


















