Dazi Usa, crollo dell’export italiano e allarme in Calabria: ordini ridotti, magazzini pieni e posti di lavoro a rischio
Le prime avvisaglie della guerra commerciale tra Stati Uniti e Unione europea si stanno già facendo sentire nelle imprese calabresi. I dati Istat relativi ad agosto 2025 parlano chiaro: l’export italiano verso gli Usa è precipitato del 21,2% su base annua, mentre le importazioni dall’altra sponda dell’Atlantico sono aumentate del 68,5%. Un doppio shock che colpisce con particolare durezza il Mezzogiorno, e in modo emblematico la Calabria, dove molte aziende avevano puntato sul mercato americano per crescere.
Le ricadute sul tessuto produttivo
Il contraccolpo è immediato: ordini ridotti, commesse sospese e margini che si assottigliano. Ad accusare il colpo sono soprattutto le piccole e medie imprese, che rappresentano la spina dorsale dell’economia regionale ma non hanno la forza di diversificare i mercati o spostare la produzione all’estero.
A rischio non è solo la redditività, ma anche la tenuta occupazionale. Confindustria stima che l’impatto complessivo dei dazi americani possa raggiungere i 22,6 miliardi di euro, con migliaia di posti di lavoro in bilico nei prossimi mesi.
Agroalimentare in prima linea
In Calabria il settore più esposto è l’agroalimentare, che negli ultimi anni aveva registrato performance brillanti. Tra il 2023 e il 2024 l’export regionale è cresciuto del 12%, con gli Stati Uniti tra i principali sbocchi commerciali:
- Catanzaro esporta oltreoceano il 42% della propria produzione agroalimentare,
- Crotone il 16%,
- Vibo Valentia il 13%,
- Cosenza il 7%,
- Reggio Calabria il 6%.
Oggi questa dipendenza si traduce in un rischio concreto: aziende familiari e cooperative agricole si ritrovano con magazzini pieni e ordini in calo, mentre la prospettiva di ridurre il personale non è più un tabù.
L’allarme degli industriali
Il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, ha definito “molto preoccupante” la situazione e chiesto un piano industriale straordinario per sostenere le imprese. Secondo Orsini, il Patto di stabilità dovrebbe essere superato non solo per difesa e armi, ma anche per interventi a tutela della produzione.
Il nodo politico
Dal governo, inizialmente, c’era chi aveva minimizzato l’impatto dei dazi, ipotizzando persino effetti positivi sull’economia nazionale. I dati di agosto hanno però smentito quella lettura. Oggi le imprese chiedono credito agevolato, incentivi all’export e sostegni mirati. Ma la partita decisiva si gioca a Bruxelles: senza una strategia europea condivisa, l’Italia rischia di affrontare isolata l’urto della guerra commerciale americana.


















