James Senese, e quella frase che non dimenticherò mai

Addio a James Senese, il sax che ha dato voce all’anima di Napoli

L’EDITORIALE – Ci sono incontri che restano impressi per sempre, perché non si limitano a parlare, ma diventano un rapporto umano che ti segna per sempre. Così è stato con James Senese. Ho avuto più volte la possibilità di intervistarlo, sia per Calabria Magnifica che per Radio Catanzaro Centro, e ogni volta la sua voce, roca e gentile insieme, portava con sé l’eco di una città intera: Napoli, con le sue ferite, la sua rabbia, la sua poesia.

Oggi James non c’è più. Si è spento all’età di 80 anni per le conseguenze di una polmonite, all’ospedale Cardarelli, dove era ricoverato da un mese. Ma chi lo ha conosciuto sa che uomini come lui non muoiono davvero. Perché il suo sax continuerà a parlare, a raccontare, a scuotere coscienze.

Dagli Showmen ai Napoli Centrale, da Pino Daniele al Neapolitan Power, Senese è stato molto più di un musicista: è stato una rivoluzione culturale. Figlio di un soldato americano e di una donna napoletana, “nero a metà” come amava definirsi, ha trasformato il dolore e la diversità in arte. “Con le scarpe stavamo a Miano, a Piscinola, ma la testa stava nel Bronx”, diceva spesso. E in quelle parole c’era tutta la sua filosofia: restare radicato nella propria terra, ma con lo sguardo rivolto al mondo.

Ricordo ancora la nostra intervista al Guglielmo Hotel di Catanzaro: a fine incontro mi guardò e mi disse, con quella schiettezza disarmante che lo contraddistingueva, “Tu sei stato il migliore.”
Non ha prezzo sentirselo dire da un gigante come lui. In quel momento capii che dietro l’artista c’era un uomo immenso, capace di riconoscere l’anima negli altri, così come la cercava costantemente nel suono del suo sax.

Senza James Senese, la musica italiana non sarebbe la stessa. Senza il suo soffio struggente e rabbioso, forse non avremmo conosciuto il volto più autentico del blues partenopeo. Da ‘Quanno chiove’ a ‘Chi tene o mare’, fino ai brani più recenti, ogni nota è stata una dichiarazione d’amore e di appartenenza.

Napoli ha perso il Vesuvio”, ha detto Enzo Avitabile. E in un certo senso è vero: James era un vulcano di energia, di sincerità, di talento puro. “È il Miles Davis di Napoli”, ha aggiunto Nino D’Angelo. Ma io credo che Senese sia stato soprattutto James Senese — unico, irripetibile, autentico.

La sua musica resterà nelle strade di Napoli, nei vicoli, nei binari della stazione di Piscinola-Scampia dove oggi il suo sax risuona come un saluto, ma anche come una promessa: quella che la verità della musica non muore mai.

Grazie, James.
Per la tua arte, per la tua umanità, e per quella frase che porterò sempre con me.