La Calabria protesta, il resto d’Italia ascolta? L’Editoriale

Protesta Agricoltori, blocco SS 106, Davoli Marina
Protesta Agricoltori, blocco SS 106, Davoli Marina

Da Davoli Marina a Pizzo, la protesta contro il caro carburante coinvolge diversi territori calabresi. La stampa locale c’è. Ma resta una domanda sui grandi media nazionali: perché questa mobilitazione non ha avuto la stessa attenzione?

A Davoli Marina la protesta continua. Dopo due giorni e una notte trascorsi sulla SS106, il presidio non si è fermato. I manifestanti hanno annunciato che resteranno almeno fino a domenica, prima di spostare la mobilitazione in altri territori. La protesta, dunque, è ancora in corso e quello che sto raccontando non è il bilancio di una manifestazione conclusa.

Io sono stato lì per due giorni. Ho parlato con autotrasportatori, agricoltori, imprenditori e cittadini. Ho ascoltato le loro storie e raccolto le loro testimonianze. Ma oggi, dopo averli ripresi e intervistati per due giorni, abbiamo scelto di fare un passo indietro.

Oggi non siamo andati in giro con la telecamera. Siamo rimasti lì e abbiamo ascoltato.

Abbiamo ascoltato le conversazioni, le preoccupazioni, la stanchezza e la rabbia di chi continua a presidiare la strada. Dopo aver raccontato tanto, sentivo che oggi fosse giusto anche fermarsi e ascoltare in silenzio.

In questi due giorni ho visto persone arrivare, altre rimanere per ore e alcune trascorrere la notte sul posto. Ho visto famiglie, donne, bambini e anche donne in gravidanza.

Io ho la mia attività commerciale proprio a ridosso del tratto di via Cassiodoro interessato dal presidio, tra le due rotatorie, quella all’uscita del bivio Russomanno e quella che conduce verso Davoli Superiore. Per questo, in questi giorni, non ho visto la protesta soltanto da giornalista. L’ho vissuta anche da imprenditore e da persona che lavora in quel territorio.

E in mezzo a tante difficoltà ci sono stati anche piccoli gesti che mi hanno colpito.

Un manifestante, dopo aver saputo che ero io a occuparmi dei video e degli articoli di Calabria Magnifica, senza conoscermi mi ha pagato un caffè al bar. Non ho nemmeno avuto il tempo di ringraziarlo, perché quando me ne sono accorto si era già allontanato. Era soltanto un caffè, ma per me dice qualcosa delle persone che ho incontrato in questi giorni.

È brava gente. Gente umile. Gente di Calabria. Gente che sta chiedendo di essere ascoltata. Ed è da qui che nasce la domanda che mi sono portato dietro per tutto il tempo: dove sono le istituzioni?

Dove sono le istituzioni?

Non lo dico per costruire un attacco politico. Lo dico perché, stando lì per due giorni, io personalmente ho visto arrivare due sindaci, Giulio Santopolo di Petrizzi e Giuseppe Papaleo di Davoli, e l’assessore regionale dott. Giovanni Calabrese, che ha incontrato i manifestanti e ascoltato le loro richieste. La presenza di questi rappresentanti istituzionali è stata documentata anche dalla stampa locale.

Potrei essermi perso qualcuno. E se fosse così, sarò il primo a riconoscerlo. Ma è proprio questo il senso della domanda: chi rappresenta le istituzioni deve riuscire a farsi vedere quando la propria gente sente il bisogno di essere ascoltata.

E permettetemi una riflessione anche sul mondo delle associazioni. In questi due giorni, personalmente, non ho visto una presenza significativa delle grandi associazioni di categoria o dei sindacati accanto a queste persone. E mi chiedo: dove sono?

Perché quando il problema riguarda il costo del carburante, non riguarda soltanto l’agricoltore. Riguarda l’autotrasportatore, il pescatore, l’edile, il commerciante, il professionista, il negoziante, il dipendente e, alla fine, ogni famiglia. Riguarda chi ogni mattina deve mettere in moto un mezzo per andare a lavorare e chi deve accompagnare i propri figli a scuola.

Poi c’è la politica nazionale e regionale. E qui voglio essere ancora più chiaro: non sto scrivendo questo editoriale contro il Governo, contro Giorgia Meloni, contro Roberto Occhiuto o contro una parte politica.

In Calabria ormai basta fare una domanda per essere immediatamente catalogati da qualcuno come “di sinistra” o come “contro il Governo”. Io non ci sto. Un giornalista deve poter fare domande senza essere costretto a scegliere una tifoseria.

Per questo mi rivolgo anche al presidente della Regione, Roberto Occhiuto.

Il 30 settembre Occhiuto era a Roma per la presentazione del suo libro Il coraggio di governare. È quindi possibile, ed è giusto considerarlo, che proprio quell’impegno gli abbia impedito di essere personalmente a Davoli Marina. Non voglio trasformare questa circostanza in un’accusa e non sarebbe corretto farlo.

Ma la protesta continua. E proprio per questo la questione resta aperta.

La domanda che mi sento di porre al presidente della Regione è semplice: ci sarà l’occasione per un incontro diretto con le persone che stanno presidiando la SS106? Non necessariamente per dare ragione a qualcuno, ma per ascoltare.

Protesa Agricoltori, blocco sulla SS 106 a Davoli Marina
Protesta Agricoltori, blocco sulla SS 106 a Davoli Marina

La Calabria che racconta la Calabria

E c’è un’ultima cosa che voglio dire da editore di un giornale calabrese. In questi due giorni ho visto una stampa locale presente.

Giornalisti, operatori e telecamere sono arrivati a Davoli Marina e hanno raccontato quello che stava accadendo. Ed è giusto riconoscerlo. Perché raccontare un territorio significa anche esserci quando quel territorio manifesta il proprio disagio.

Ma io mi domando e dico: come mai queste immagini non le ho viste con la stessa forza sui grandi media nazionali, sulle televisioni nazionali, Rai o Mediaset?

Io mi domando e dico: perché una protesta che sta coinvolgendo diversi territori della Calabria non è riuscita, almeno per quanto ho visto personalmente, a trovare maggiore spazio nei grandi media nazionali? Perché questa Calabria che protesta, che lavora e che oggi chiede risposte non riesce a farsi ascoltare con la stessa forza anche a livello nazionale? Non è un’accusa. È una domanda.

Questa non è una protesta da liquidare con una fotografia di trattori e qualche minuto di traffico. Dietro quei trattori ci sono persone. Dietro quei camion ci sono aziende. Dietro quelle automobili ci sono famiglie. E dietro il prezzo del carburante c’è una catena di costi che arriva, direttamente o indirettamente, nella vita quotidiana di tutti.

E mentre scrivo queste righe, sono ancora qui. Fuori sento il rombo dei loro trattori. Dentro quel rumore si sente la rabbia, si sente la preoccupazione, si sente la sofferenza di chi non sa più come far quadrare i conti e di chi chiede semplicemente di poter continuare a lavorare e vivere dignitosamente.

Quel rombo, questa sera, è la voce di una parte della Calabria. E quella voce merita di essere ascoltata.

E la cosa più importante è che questa protesta non è finita. Il presidio continuerà almeno fino a domenica, prima di una possibile prosecuzione della mobilitazione in altri territori.

La domanda, allora, resta lì, sulla strada di Davoli Marina: chi ha il compito di ascoltare questa gente, e quando verrà a farlo?

Luigi Mussari
Imprenditore ed editore di Calabria Magnifica

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