La parola ai tifosi giallorossi, quella vera: una storia che continua

"La Parola ai Tifosi Giallorossi” spegne 10 candeline
“La Parola ai Tifosi Giallorossi” spegne 10 candeline

La parola ai tifosi giallorossi: dieci anni dopo, Calabria Magnifica fa ancora scuola

La prima puntata stagionale de “La parola ai tifosi giallorossi”, il programma che dirigo da dieci anni, è andata in archivio con una vittoria del Catanzaro sulla Carrarese, per 1-0, e con una risposta del pubblico che fa sempre piacere LEGGI ANCHE: La parola ai tifosi giallorossi: oggi il debutto su Radio Catanzaro Centro.

L’articolo dedicato alla partita ha sfiorato quota 10.000 visualizzazioni in poco meno di 24 ore. Un risultato che non è soltanto un numero, ma la conferma di un interesse costruito nel tempo, puntata dopo puntata, stagione dopo stagione. È il segno che il lavoro degli anni precedenti ha lasciato qualcosa e che i tifosi continuano a riconoscersi in questo appuntamento.

E proprio perché questa storia ha radici profonde, una riflessione è doverosa.

Quest’anno sono diversi i progetti che si occupano di interviste ai tifosi, di calcio, di commenti e di racconti dalla piazza. Ed è giusto così: i tifosi non sono proprietà di nessuno, e ognuno è libero di fare il proprio lavoro. La concorrenza, quando è sana, è un valore.

Ma c’è una differenza tra ispirarsi a un’idea e riprenderne il nome. Perché “La parola ai tifosi giallorossi” non è un titolo nato ieri: è il nome di un programma che dirigo da dieci anni, con una sua identità e una sua storia. Trovarlo oggi associato a un’altra iniziativa, peraltro nella stessa piazza e nello stesso stadio, lascia inevitabilmente qualche perplessità.

Non è una questione di tifosi, né di interviste. È una questione di identità, riconoscibilità e rispetto per il percorso altrui.

Calabria Magnifica e le idee che diventano percorsi

Lo stesso discorso, con le dovute differenze, mi viene da farlo anche per Calabria Magnifica, il progetto al quale lavoriamo dal 2015.

In questi anni abbiamo raccontato la Calabria attraverso gli eventi, il mare, la montagna, gli itinerari turistici, scopri la Calabria e le tante rubriche dedicate al nostro straordinario territorio. Un lavoro che abbiamo portato avanti con continuità, cercando di costruire una testata riconoscibile e un modo preciso di raccontare la nostra regione.

Nel 2022 è nata un’altra realtà con un nome molto simile, ottenuto cambiando soltanto l’aggettivo e il colore. Anche in quel caso, al di là delle intenzioni di chi l’ha realizzata, è difficile non notare una certa somiglianza.

E non è la prima volta che accade. Tempo fa ci siamo trovati anche davanti a una rubrica analoga a “L’esperto risponde”, una formula che avevo portato persino a Radio Catanzaro Centro e che già alla fine degli anni Ottanta realizzavo su Radio Catanzaro Nord.

Sono episodi che fanno riflettere, ma che non cancellano una certezza: sono orgoglioso del percorso che ho costruito.

Se qualcuno prende spunto dal nostro lavoro, significa che qualcosa abbiamo seminato. Se le nostre idee vengono riprese, vuol dire che hanno avuto una forza. E questo, per chi fa comunicazione da tanti anni, è anche motivo di soddisfazione.

L’orgoglio di una storia, il valore di un nome

Proprio per questo, però, una cosa mi sento di dirla con chiarezza: se fate una testata online simile alla nostra, prendete almeno le distanze dal nome. Se create un programma, dategli un’identità vostra. Cambiare soltanto un aggettivo non basta sempre a distinguere un progetto da quello che lo ha preceduto.

Non è una richiesta di esclusiva sui tifosi, sulla Calabria o sulle idee. È semplicemente il desiderio che, accanto alla libertà di fare informazione, ci sia anche la sensibilità di riconoscere il lavoro di chi è arrivato prima.

Per il resto, noi continueremo a fare quello che facciamo da anni: raccontare il Catanzaro, dare voce ai tifosi, raccontare in modo straordinario la Calabria e costruire contenuti con passione.

Perché le idee possono essere riprese. La storia, però, resta quella di chi l’ha costruita.