Catanzaro, il caso Andrea scuote le coscienze | EDITORIALE

la storia di Andrea
Screenshot servizio TG4 – La storia di Andrea

Catanzaro, la storia di Andrea: tre anni di ricorsi per un diritto negato

CATANZARO, 30 SETT 2025 “Al TG4 per Andrea. Per i suoi diritti e per tutti i genitori come noi”. Con queste parole, pubblicate sui social, il papà di Andrea ha raccontato l’ennesimo capitolo di una battaglia che dura ormai da tre anni. Una battaglia che non riguarda solo suo figlio, ma tutte le famiglie che ogni giorno si scontrano con muri di gomma istituzionali per veder garantito un diritto elementare: quello all’istruzione.

Andrea, studente con disabilità grave, frequenta la Scuola Secondaria di primo grado presso l’Istituto Comprensivo Statale “Vivaldi” di Catanzaro. Il suo Piano Educativo Individualizzato (PEI) prevede 30 ore settimanali di assistenza all’autonomia e alla comunicazione (OEPAC). Ore necessarie per stare in classe, apprendere, socializzare. Ore che, secondo la legge, il Comune deve garantire.

Eppure, per il terzo anno consecutivo, il servizio si è interrotto. Per il terzo anno consecutivo, i genitori hanno dovuto rivolgersi alla giustizia. Per il terzo anno consecutivo, il Tribunale ha condannato il Comune, riconoscendo una discriminazione sistematica e illegittima. Nemmeno una sanzione pecuniaria – 100 euro al giorno per ogni giorno di ritardo – ha fermato l’inerzia amministrativa.

La sentenza: obbligo disatteso, discriminazione accertata

Con l’ordinanza n. 517/2025, il Tribunale civile di Catanzaro ha ribadito che l’assistenza è un obbligo giuridico e non una scelta discrezionale. Ha respinto le eccezioni del Comune, richiamando la giurisprudenza consolidata: Competenza del giudice civile, come stabilito dalla Cassazione a Sezioni Unite (25101/2019); Obbligo inderogabile di garantire l’assistenza, sancito dalla Legge 104/1992 e dal D.lgs. 112/1998; PEI vincolante, che nessuna autorità può ridurre arbitrariamente e problemi di bilancio irrilevanti, perché i diritti fondamentali non possono dipendere dalle casse degli enti locali (Corte Costituzionale, 275/2016).

Il giudice ha parlato chiaro: la condotta del Comune configura una discriminazione indiretta, ponendo Andrea in una condizione di “inaccettabile svantaggio” rispetto ai coetanei.

La voce della famiglia e il sostegno della comunità

“Non è garantito il diritto all’inclusione di nostro figlio. Siamo costretti a lasciare il lavoro per correre a scuola, a orari sempre diversi. Non è una vita normale”, raccontano i genitori di Andrea, stanchi ma determinati a non arrendersi.

Il post del papà ha raccolto decine di messaggi di solidarietà. Rocco, ad esempio, scrive che “è inaccettabile tutto questo” e aggiunge con affetto: “vi abbraccio tutti, ma vedrai che vinceremo”. Francesca esprime amarezza perché ogni anno la famiglia deve “fare rumore, tanto rumore, per far riconoscere diritti di base”, ma poi incoraggia: “non abbattetevi, prima o poi qualcosa cambierà in positivo”. Fausto, invece, porta la sua esperienza personale, sottolineando come il problema del sostegno sia diffuso anche al Nord, dove spesso vengono assegnate poche ore e non bastano mai per una vera didattica inclusiva.

Una rete di affetto che dà forza a una famiglia lasciata sola dalle istituzioni, ma non dalla società civile.

Inclusione: un dovere, non una concessione

Il caso di Andrea non è solo una vicenda locale. È un precedente che tocca i principi stessi della nostra democrazia: uguaglianza, diritti fondamentali, dignità. Lo ricorda anche la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, ratificata dall’Italia nel 2009: lo Stato non deve semplicemente “favorire”, ma “assicurare” l’accesso all’istruzione.

Ora, un’ultima diffida impone al Comune di Catanzaro di garantire entro 5 giorni le 30 ore settimanali previste per l’anno scolastico 2025/2026. Quei giorni stanno per scadere. Sarà la volta buona?

Il commento dell’editore di Calabria Magnifica

Come giornale abbiamo deciso di raccontare questa storia non solo per informare, ma per ribadire un principio: i diritti dei più fragili sono i diritti di tutti. L’ostinazione con cui Andrea e i suoi genitori combattono dovrebbe interrogare ciascuno di noi. Non possiamo abituarci a una giustizia che va difesa in tribunale ogni anno, come fosse un favore e non un dovere.

Se l’inclusione resta solo retorica, allora è la nostra società intera a essere più povera.