Davoli Marina, prima di giudicare una piazza bisogna ascoltarla

Protesta agricoltori, Davoli Marina: al presidio anche bambini e famiglie
Protesta agricoltori, Davoli Marina: al presidio anche bambini e famiglie

Dopo quattro giorni sulla SS106, una riflessione sulle parole della sottosegretaria Wanda Ferro e su un principio che dovrebbe valere sempre: le responsabilità sono personali, non collettive

DAVOLI MARINA (CZ), 3 OTT 2026 – In questi giorni, seguendo da vicino la protesta di Davoli Marina, abbiamo ascoltato tante persone. Agricoltori, autotrasportatori, imprenditori, lavoratori, famiglie. Abbiamo visto mamme e bambini, persone che sono rimaste lì per ore e per giorni, accomunate dalla preoccupazione per il lavoro e per un costo della vita che, raccontano, è diventato sempre più difficile da sostenere. LEGGI ANCHE: “Spesa o gasolio?”: la scelta impossibile di una mamma

Le dichiarazioni della sottosegretaria all’Interno Wanda Ferro, riportate da RaiNews, sulle segnalazioni di possibili infiltrazioni nelle proteste calabresi, ci hanno portato a una riflessione. Ferro parla di segnalazioni di diversa gravità e, in alcune circostanze, di un possibile coinvolgimento della criminalità organizzata. Se esistono infiltrazioni, se ci sono persone che hanno commesso reati o responsabilità individuali da accertare, è giusto che siano le autorità competenti a farlo.

Ma una cosa è verificare la responsabilità di qualcuno, un’altra è guardare un’intera protesta attraverso il filtro del sospetto.

Mi è tornato in mente, proprio in queste ore, un articolo pubblicato qualche anno fa da La Stampa sulla presenza, nel Parlamento appena eletto, di deputati e senatori con diverse vicende giudiziarie. Non serve fare nomi e non interessa entrare nel merito di quelle singole vicende. Il punto è un altro: se la vicenda giudiziaria di una persona non può automaticamente diventare il giudizio su un intero Parlamento, lo stesso principio dovrebbe valere per una piazza.

A Davoli Marina, nei giorni che abbiamo trascorso sul posto, non abbiamo visto elementi che ci consentano di descrivere quella piazza come una piazza criminale, né abbiamo assistito a episodi di violenza organizzata. Abbiamo visto anche momenti di tensione e abbiamo raccontato i disagi provocati dalla protesta, ma soprattutto abbiamo incontrato persone che chiedono risposte. Questo è ciò che abbiamo visto e questo è ciò che, da giornalisti, possiamo raccontare.

Ed è proprio qui che mi permetto una domanda alla sottosegretaria Ferro. Avremmo voluto sentire, accanto alle parole sulle possibili infiltrazioni, anche una parola sulle ragioni di questa protesta. E magari avremmo voluto vedere la sua presenza a Davoli Marina. Non necessariamente per dare ragione ai manifestanti, ma per ascoltarli, parlare con loro, capire direttamente cosa sta accadendo.

Perché, Onorevole, strumentalizzare una protesta popolare non mi sembra un gesto popolare. Lo dico da giornalista che quella piazza l’ha frequentata per giorni, non da osservatore a distanza.

Quando una persona che lavora, che ha una famiglia e che magari si trova per la prima volta a protestare sente parlare della propria piazza soprattutto in termini di sospetti e possibili infiltrazioni, rischia di sentirsi ancora più distante dalle istituzioni.

E allora una domanda resta: perché queste persone sono in strada?

Se qualcuno ha responsabilità, è giusto che risponda personalmente delle proprie azioni. Se esistono infiltrazioni, vengano accertate. Ma non possiamo trasformare l’eventuale comportamento di qualcuno nel giudizio su tutti gli altri.

Noi a Davoli abbiamo visto lavoratori, famiglie, mamme e bambini. Abbiamo visto persone che chiedono di essere ascoltate.

Prima di cercare chi c’è dietro una protesta, forse sarebbe il caso di chiedersi perché quella protesta esiste.