«Devo scegliere se fare la spesa o mettere il gasolio»: il grido di una mamma dal presidio di Davoli Marina
L’EDITORIALE | In questi giorni, dal presidio di Davoli Marina, sto raccogliendo tante testimonianze. Ho ascoltato lavoratori, famiglie, agricoltori, autotrasportatori, persone arrivate fin qui perché sentono di non riuscire più a sostenere il peso delle spese quotidiane. Tra le tante voci che ho incontrato, però, ce n’è una che mi ha colpito più delle altre. È quella di una mamma di 42 anni che, davanti alle nostre telecamere, non ha nascosto la rabbia, la stanchezza e soprattutto la difficoltà di andare avanti.
Non è venuta davanti alla telecamera con un discorso preparato. Ha semplicemente raccontato quello che vive. E la prima frase che mi ha detto è stata quella che, probabilmente, più di tutte restituisce il senso della sua protesta: «È vergognoso che una moglie, una mamma debba stare attenta a scegliere se con 10 euro fare la spesa o mettere il gasolio. Ci stanno togliendo la dignità, la libertà di scegliere».
Mi sono fermato ad ascoltarla. Perché dietro quei dieci euro non c’è soltanto il prezzo del carburante. Ci sono una famiglia, un figlio, il lavoro, la scuola, le spese quotidiane e tutte quelle necessità che, sommate, alla fine del mese diventano un problema enorme.
Il marito ha un’attività che, racconta, rischia di chiudere. In casa c’è anche un figlio da mantenere, che frequenta la seconda media. Ed è proprio parlando della scuola che la sua voce torna a farsi dura: «Quando inizia la scuola mi arriva il fogliettino e devo comprare la carta igienica, il sapone per la scuola. Ma stiamo scherzando? È vergognoso: 300 euro di libri, la scuola dell’obbligo. Parliamo della seconda media, non dell’università».
È difficile non soffermarsi su questo passaggio. Perché mentre siamo abituati a parlare di grandi numeri, di economia, di inflazione, di carburanti e di costo della vita, poi arriva una madre e ti racconta che anche comprare i libri per il proprio figlio è diventato un problema. E stiamo parlando della scuola dell’obbligo, della seconda media, non dell’università. Una spesa che dovrebbe rientrare nella normalità di una famiglia e che invece, nel suo racconto, diventa l’ennesimo conto da far quadrare.
E allora capisci che, almeno nel suo racconto, il problema non è soltanto il prezzo alla pompa. È tutto quello che c’è intorno.
La spesa, per esempio. «Vai a comprare la frutta e la verdura: sei euro i pomodori, le zucchine. Ma stiamo scherzando?», mi dice. E continua a parlare.
Sono tutti pezzi della stessa storia. Una storia che lei riassume in una frase che mi è rimasta particolarmente impressa: «Io ho 42 anni, vivo in Calabria e mi devo fare le valigie e andare fuori. Perché? Perché non siamo tutelati da nessuno».
È arrabbiata anche con la politica. Non usa mezze parole. Dice di sentirsi presa in giro dopo giorni trascorsi al presidio e chiede a chi governa di venire qui, di stare in mezzo alla gente, di ascoltare direttamente le difficoltà di chi non riesce più a far quadrare i conti.
«Qualcuno viene qua e ascolta quelli che sono i nostri problemi?», domanda.
Ed è proprio su questo tema che, poco dopo, entra in gioco un’altra mamma. È lei a pronunciare una frase che arriva quasi come una battuta, ma che contiene un richiamo politico molto preciso: «Ha presentato il libro Calabria Bella, ma la Calabria dov’è?».
La signora fa riferimento al presidente della Regione Calabria e alla presentazione a Roma del suo libro, il cui titolo è in realtà «Il coraggio di governare». Calabria Bella non è dunque il titolo del volume, ma l’espressione utilizzata dalla mamma per rivolgere una stoccata al presidente, contrapponendo, nelle sue parole, l’immagine di una Calabria “Straordinaria” raccontata e celebrata alla Calabria che in questi giorni lei e gli altri manifestanti dicono di vivere sulla propria pelle.
Il senso del suo intervento è quello di una richiesta di presenza e di ascolto. Mentre al presidio di Davoli Marina ci sono cittadini che raccontano le proprie difficoltà, la sua critica è rivolta all’assenza, secondo la sua percezione, del presidente della Regione dal confronto diretto con i manifestanti.
Una frase breve, ma che arriva forte: «Calabria Bella», dice la mamma, quasi a contrapporre quella Calabria raccontata nei libri a quella che in questo momento chiede attenzione, risposte e soprattutto di essere ascoltata.
Ma torno alla prima testimonianza, perché è quella che mi ha colpito maggiormente. Non tanto per le accuse rivolte alla politica, né soltanto per la protesta contro il caro carburante. Mi ha colpito perché, dietro la protesta, ho visto una mamma preoccupata per il futuro del proprio figlio.
Una donna che non chiede privilegi. Chiede semplicemente di poter lavorare, fare la spesa, mandare il figlio a scuola e vivere senza dover scegliere, ogni volta, quale necessità della propria famiglia può permettersi di pagare.
«Ci stanno togliendo la dignità, la libertà di scegliere», aveva detto all’inizio. Forse è proprio questa la frase che più di tutte rimane dopo aver ascoltato la sua storia.
Perché alla fine, quei dieci euro per il gasolio o per la spesa sono diventati molto più di dieci euro. Sono diventati il simbolo di una scelta che una madre non vorrebbe mai essere costretta a fare.
Luigi Mussari
Editore di Calabria Magnifica
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