I jaluni sono dolci tipici della tradizione pasquale calabrese, originari dell’area grecanica nella provincia di Reggio Calabria (in particolare di zone come Staiti e la Locride).
Sono piccoli dolcetti di pastafrolla che tradizionalmente assumono la forma di una tartaruga o di una lucerna a quattro becchi. Vengono solitamente ricoperti da una spolverata di zucchero a velo.
Racchiudono nei loro ingredienti e nella loro forma secoli di scambi culturali tra la Calabria e il Mediterraneo orientale.
Un’anima di ricotta e profumi antichi
L’ingrediente principe dei jaluni è la ricotta, che costituisce il cuore cremoso del dolce. La farcitura viene spesso arricchita con zucchero, uova e aromi naturali, mentre l’esterno è composto da una sfoglia sottile e friabile.
Il ripieno è di ricotta rigorosamente di origine caprina. Volendo si può aggiungere anche la Toma riposata almeno due giorni (generalmente ricotta 70% toma 30%). Alcune versioni prevedono il limoncello.
Sebbene simili ai fraguni (tipici di altre zone della Calabria come l’alto Ionio Cosentino), i jaluni mantengono un’identità specifica legata alla comunità grecanica.
La sfoglia viene tagliata in dischi o quadrati, farcita con un cucchiaio di crema e poi richiusa a mezzaluna o “a lucerna”, sigillando i bordi con cura per evitare la fuoriuscita del ripieno durante la cottura in forno.
Storia e Simbologia
Il nome stesso e la ricetta tradiscono origini antichissime, con influenze che spaziano dalla cultura greca a quella ebraica.
Come molti dolci calabresi di questo periodo, i jaluni celebrano la fine della Quaresima e il ritorno dell’abbondanza, simboleggiata dall’uso generoso della ricotta fresca.
Il borgo di Staiti è considerato il luogo d’elezione per gustare la versione più autentica di questa prelibatezza, inserita nell’elenco dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT).

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