Patate ‘mpacchiuse, uno dei simboli della cucina calabrese: storia, tradizione e la ricetta completa per prepararle a casa
Nella Sila c’è un profumo che racconta più di mille storie: è quello delle patate ’mpacchiuse, uno dei piatti più amati della cucina calabrese di montagna. Una ricetta semplice e contadina, che nasce dalla povertà, preparata da sempre nelle case di Camigliatello, San Giovanni in Fiore e in tutta la zona dell’altopiano. Oggi si trova ovunque, dalle trattorie ai ristoranti, quasi sempre cucinata con l’olio extravergine. Ma nelle cucine di un tempo – e in tante famiglie ancora oggi – resta viva la versione più antica e avvolgente: quella con il burro silano, che dona alle patate una cremosità unica e un profumo più caldo e “di casa”.
La ricetta delle patate ‘mpacchiuse al burro (versione antica della Sila)
Ingredienti (per 3–4 persone)
• 1 kg di patate della Sila IGP
• 1 cipolla rossa di Tropea (facoltativa ma consigliata)
• 70–80 g di burro silano
• Sale q.b.
• Peperoncino o pepe nero (a piacere)
Procedimento
Le patate vanno pelate e tagliate a rondelle sottili, quasi trasparenti. La magia delle ’mpacchiuse è tutta lì: le fette devono cuocersi sovrapponendosi, “incollandosi” tra loro.
In una padella larga sciogli il burro a fiamma dolce. Aggiungi le patate distribuendole in modo uniforme, senza mescolarle troppo. Sala leggermente e lascia che comincino a dorarsi ai bordi. Dopo qualche minuto puoi aggiungere la cipolla tagliata fine, che diventerà morbida e dolce, quasi una crema.
La cottura dev’essere lenta, coperta, come si faceva un tempo nelle cucine di montagna. Le patate inizieranno ad attaccarsi tra loro, a formare quell’effetto “impacchiato” che dà il nome al piatto. Verso fine cottura puoi scoprire la padella per farle dorare: croccanti fuori, morbide dentro, profumate di burro.
Una spolverata di peperoncino o pepe nero chiude il tutto, ma non è obbligatoria. Chi le ama nella loro purezza le mangia così, calde e lucide.
Questo piatto, semplice come un gesto quotidiano, è uno dei simboli più sinceri della cucina silana. È legato ai ritmi lenti, ai pranzi domenicali in famiglia, ai sapori onesti della terra. Riscoprirle oggi significa riportare in tavola una piccola memoria della montagna, ancora capace di scaldare le mani e il cuore.


















