La Calabria terra di miti e leggende

Scilla e Cariddi (pausacaffeblog)

La Calabria vanta terre bellissime che siano posti di mare o di montagna. Poeti, scrittori, artisti si sono innamorati della sua unicità per territorio, ma anche per cultura e storia. Le tradizioni hanno radici antiche, spesso tramandate oralmente. La storia l’ha vista teatro di guerre, passaggio di popolazioni straniere e vicende diverse che ogni calabrese dovrebbe conoscere e apprezzare. Il turismo è, o meglio, potrebbe essere la vera forza di una regione povera, ma orgogliosamente ricca di risorse e bellezze straordinarie. Le coste calabresi affascinano chi le conosce perché il territorio è unico e spesso introvabile altrove.

Scilla, ad esempio, si affaccia sul mar Tirreno regalando a chi la visita tramonti mozzafiato e un mare dai colori straordinari. Il cibo, la gente e la cultura sono una cornice ideale per passare vacanze a un passo dalla Sicilia con cui condivide le acque. A volte sembra che da Reggio Calabria le coste si tocchino.

È un fenomeno ottico, un miraggio, che viene chiamato ‘Fata Morgana’. Una delle leggende, tramanda la storia di Morgana e dei suoi tanti amanti tra cui Ruggero I d’Altavilla, fratello di Roberto il Guiscardo. La fata, grazie a un suo incantesimo, fece apparire vicina al suo amante la Sicilia, come se la potesse toccare con le mani in modo da poterla conquistare. Ma il re normanno rifiutò di conquistare l’isola perché non voleva farlo con l’inganno. Ci riuscì infatti trent’anni dopo.

Attualmente, nelle giornate terse si verifica questo strano fenomeno ottico. Nonostante i tre chilometri che dividono le coste calabresi e siciliane, queste appaiono ancora più vicine tanto da distinguere nettamente le case, le strade e anche la gente che vi cammina. La città di Reggio Calabria e di Messina sembrano sospese nell’aria come fossero a pochi metri l’una dall’altra.

Anche Scilla è conosciuta per leggende e miti.

Secondo la leggenda greca, Scilla e Cariddi erano due mostri dello Stretto di Messina. Scilla era una ninfa di straordinaria bellezza ed era figlia di Crataide e Forco. Non aveva nessuna voglia di sposarsi nonostante i numerosi pretendenti. Glauco, un dio greco, si innamorò perdutamente di lei e chiese alla maga Circe di preparare un filtro per farla innamorare di lui. Circe però era innamorata di Glauco che la rifiutò. La maga, adirata, trasformò Scilla in un mostro orribile con dodici piedi e tre fila di denti. La testa era formata da teste di cani che ringhiavano. Scilla non risparmiava nessuno di passaggio nello Stretto, divorava i naviganti senza pietà. Era immortale e l’unico modo per salvarsi era quello di invocare il nome della madre.

Scilla venne poi trasformata in una roccia.

Cariddi era un enorme gorgo che si trovava di fronte Scilla. Anche lui era un mostro, nato dall’unione tra Gea e Poseidone. Risucchiava il mare per risputarlo tre volte al giorno, violentemente, al fine di fare naufragare le navi che passavano dello Stretto. Odisseo, narra la leggenda, dovendo passare per quel tratto di mare preferì rischiare di passare vicino Scilla invece che affrontare Cariddi.

La Calabria: un patrimonio da conservare e preservare.

Annamaria Gnisci