È in uscita Wordless: il libro di Ray Doe, ghost writer di professione

La copertina di Wordless di Ray Doe (fonte autore)
La copertina di Wordless di Ray Doe (fonte autore)

Ho appena finito Wordless – Autobiografia di un fantasma di Ray Doe e ci metterò un po’ a smaltirlo.

Sono riuscita ad avere una copia in anteprima e posso ritenermi fortunata.

È scritto in inglese, ma è facilmente godibile anche per chi mastica poco la lingua di Albione. Wordless significa “Senza Parole” e si capisce anche il perché.

Dimenticatevi le storie di riscatto tradizionali: qui non c’è consolazione per nessuno. Ray Doe nasce da una madre morta sul colpo, riceve un nome di comodo all’anagrafe e passa l’infanzia a farsi sballottare tra orfanotrofi e istituti punitivi. Un fantasma senza radici che finisce, per assurda coerenza, a fare il ghostwriter per gli altri.

L’immagine di lui che nasconde i classici della letteratura dietro la copertina dei testi sacri per non perdere il cervello nell’inferno di Stonefield House è forse la parte che mi è rimasta più addosso.

La potenza delle parole

Ma non solo. Metto in evidenza un passaggio (che vi traduco) nel quale si capisce quanto questo scrittore (di cui si ignora il vero nome) sia capace di un’analisi acuta che fa azionare i neuroni umani:

“Il tempo passa, si dice. In realtà, gli unici a passare siamo noi. Lui non si muove. Non lo ha mai fatto. È sempre stato lì. E lì rimarrà per sempre. Immobile, inconsapevole, impassivo. E mentre noi, un passo dopo l’altro, diventiamo suoi schiavi, lui non sa nemmeno che esistiamo. Follia. Che senso ha servire qualcuno che non sa di avere schiavi? Qualcuno che, pur volendo, non potrebbe mai premiarti o restituirti la libertà?

Per milioni di anni abbiamo vissuto accanto a lui e ancora non sappiamo cosa sia. Altro che Sapiens: insipiens siamo. E poiché non lo conosciamo, lo temiamo. E così cerchiamo di esorcizzarlo, come facciamo con tutto ciò che ci spaventa. A un certo punto abbiamo deciso che, per capirlo, dovevamo misurarlo. Come se un libro fosse il numero di parole che contiene o un film il numero dei suoi fotogrammi. O come se le miglia di una strada ci dicessero com’è, dove passa, chi incontreremo viaggiando e quali panorami vedremo accostando, scendendo dall’auto e cercando di indovinare l’infinito oltre l’orizzonte.”

Ray racconta tutto senza mai cercare pietà. Guarda il mondo attraverso un paio di occhiali da sole gialli a specchio, con un cinismo spietato che però, ogni tanto, lascia intravedere squarci di una bellezza tiratissima.

Esce il 28 settembre 2026.

Se cercate una lettura che picchia duro e non fa sconti, mettetelo in lista.

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