Premio al paesaggio dello Stretto: il ponte lo lasceremo nei rendering
La notizia è ufficiale: il “Paesaggio Fortificato dello Stretto” corre per il Premio Nazionale del Paesaggio 2026. Finalmente, verrebbe da dire, un riconoscimento che mette al centro la bellezza autentica di questo braccio di mare, quel miracolo naturale e culturale che nei secoli ha ispirato poeti, miti, cronisti, pescatori, e perfino qualche amministratore illuminato.
Uno scenario talmente prezioso che l’Europa vorrebbe premiarlo.
Uno scenario talmente prezioso che, contemporaneamente, qualcuno vorrebbe perforarlo, appenderci un ponte, perché in Calabria, si sa, quando una cosa è bella bisogna subito provare a rovinarla.
La candidatura arriva grazie al lavoro — serio, concreto — della Comunità Patrimoniale dei Forti dello Stretto: torri, fortificazioni, sentieri militari, paesaggi rurali, villaggi che conservano tradizioni e memoria. Un patrimonio fragile, fatto di pietre, vento e storia, cioè tutto ciò che non resiste bene ai colpi di genio ingegneristico che ci piovono periodicamente addosso.
E mentre studiosi, associazioni e cittadini parlano di sostenibilità, partecipazione, valorizzazione, a qualcun altro evidentemente sfugge il dettaglio che per concorrere a un premio sul paesaggio, il paesaggio bisogna lasciarlo lì dov’è. Non traversarlo con un’opera mastodontica che, oltre a essere discutibile, pare una provocazione estetica prima ancora che ingegneristica.
Che poi lo sappiamo: lo Stretto è un luogo simbolico, mitologico, identitario. E forse proprio per questo qualcuno lo vede come il posto perfetto per sperimentare un’opera che, in qualsiasi altro tratto d’Italia, provocherebbe un’insurrezione: comitati, cortei, flash mob, hashtag, reti nazionali. Qui invece pare che si possa fare tutto, tanto siamo “due sponde” e per molti resta un luogo da attraversare, non da proteggere.
E allora fa quasi sorridere — amaramente — il paradosso: da un lato l’Italia candida lo Stretto come eccellenza paesaggistica nazionale; dall’altro insiste nel proporre un ponte che esiste solo nei rendering, ma già basterebbe a togliere il panorama a mezzo Mezzogiorno.
La verità è semplice: se c’è un premio da vincere, lo Stretto lo merita per ciò che è.
Non per ciò che qualcuno sogna di farne.
Speriamo solo che la giuria non venga accolta con il plastico del ponte esposto come gadget di benvenuto. Sarebbe un colpo di scena perfetto… per una commedia. Non per un premio sul paesaggio che, almeno per stavolta, lo Stretto meriterebbe di vincere a ponte zero.


















