11 giugno 1978: Rino Gaetano pubblica “Nuntereggae più”, la canzone che mise a nudo l’Italia del potere
Avevo appena compiuto 13 anni.
Era l’estate del 1978 e stavo vivendo una delle emozioni più grandi della mia adolescenza: i primi passi nel mondo della radio. Lo facevo accanto a Eduardo Fava, che conduceva il programma mattutino “Svegliatic”. Eduardo non è più tra noi da molti anni, ma il suo ricordo continua ad accompagnarmi ogni volta che ripenso a quelle mattine trascorse in radio. Fu lui a darmi fiducia quando ero poco più di un ragazzo e a farmi respirare per la prima volta la magia di questo mestiere.
Tra i compiti che mi venivano affidati c’era anche quello di preparare i 45 giri destinati alla messa in onda. Chi ha vissuto quegli anni sa bene cosa significasse. I vinili, il loro profumo inconfondibile, la cura quasi rituale nel maneggiarli, la puntina che si posava lentamente sul disco e quel leggero fruscio che precedeva la musica.
Per un ragazzino era magia pura.
Quel 45 giri di Rino Gaetano destinato a entrare nella storia
Tra quei dischi ce n’era uno che non ho mai dimenticato. Era “Nuntereggae più” di Rino Gaetano.
Fu uno dei primi brani che ebbi il piacere di mandare in onda. Allora non potevo immaginare che quella canzone sarebbe diventata uno dei simboli della musica italiana. Non potevo sapere che quel giovane cantautore nato a Crotone avrebbe lasciato un segno così profondo nella cultura del nostro Paese.
Eppure quel disco aveva qualcosa di diverso. Forse perché era diverso lui.
Il ragazzo di Crotone che sfidava il conformismo
Oggi, 11 giugno, ricorre l’anniversario della pubblicazione di “Nuntereggae più”, uscita proprio l’11 giugno 1978. Una data che per molti rappresenta semplicemente una ricorrenza musicale, ma che per chi ama Rino Gaetano segna uno dei momenti più significativi della canzone d’autore italiana.
Aveva soltanto 27 anni quel ragazzo di Crotone che l’Italia stava imparando a conoscere. Nato il 29 ottobre 1950, Rino Gaetano stava vivendo una stagione straordinaria della sua carriera. Dietro l’ironia, i giochi di parole e le provocazioni si nascondeva uno sguardo lucido sul Paese, capace di leggere il presente con un anticipo che ancora oggi sorprende.
Con “Nuntereggae più” riuscì a fare ciò che pochi artisti avevano osato prima di lui: raccontare l’Italia attraverso la satira senza rinunciare alla leggerezza e alla musica. In una lunga sequenza di nomi, personaggi pubblici e riferimenti al mondo della politica, dell’informazione, dello spettacolo e dello sport, costruì un ritratto impietoso e allo stesso tempo geniale dell’Italia degli anni Settanta.
Le polemiche arrivarono puntuali. Alcuni dei personaggi citati nel testo non gradirono affatto. Ma era inevitabile. Rino non cercava il consenso facile. Non rincorreva le convenzioni. Cantava ciò che vedeva, con la libertà di chi non aveva alcuna intenzione di uniformarsi.
Molti ricordano che il brano era stato inizialmente pensato per il Festival di Sanremo, prima che la scelta ricadesse su “Gianna”, destinata a diventare uno dei suoi maggiori successi. Ma fu proprio “Nuntereggae più” a conquistare l’estate del 1978 e a trasformarsi in una delle canzoni più rappresentative della sua produzione artistica.
Quando l’anticonformismo era fatto con eleganza
Se c’è un’immagine che racconta meglio di tante parole lo spirito di Rino Gaetano, è quella del Festivalbar del 1978.
Mentre la musica italiana si divideva tra mode, lustrini e personaggi sempre più costruiti, lui si presentò sul palco in accappatoio. Un gesto che fece sorridere qualcuno, irritò altri e lasciò tutti a parlare di lui.
Non era una provocazione studiata a tavolino. Era semplicemente Rino. Un artista incapace di adeguarsi alle convenzioni, allergico alle etichette e profondamente libero.
Ancora oggi quelle immagini conservano una forza sorprendente. Perché raccontano un’epoca in cui l’anticonformismo non aveva bisogno di essere urlato.
Era fatto con intelligenza, ironia ed eleganza.
Rivedendo oggi quelle immagini si comprende ancora meglio la sua grandezza. Non cercava la provocazione fine a sé stessa. Cercava la libertà. Libertà di pensiero, libertà artistica, libertà di essere sé stesso in un mondo che spesso pretendeva uniformità.
Forse è anche per questo che, a distanza di quasi mezzo secolo, “Nuntereggae più” continua a parlare al presente. Le sue parole conservano una sorprendente attualità e il suo spirito resta quello di una voce libera, capace di osservare il potere senza inchinarsi ad esso.
Per noi calabresi c’è poi un motivo in più per ricordarlo. Rino Gaetano rappresenta una delle espressioni più autentiche e originali della nostra terra. Un artista che partì dalla Calabria e conquistò l’Italia senza mai perdere la propria indipendenza.
Ogni volta che riascolto quella canzone torno inevitabilmente a quel ragazzo di tredici anni che osservava girare un 45 giri sul piatto di una radio locale. Torno a quella puntina che scendeva lentamente sul vinile e all’emozione di mettere in onda una canzone destinata a entrare nella storia.
Allora non potevo saperlo.
Oggi sì.
E forse è proprio questo il bello dei grandi artisti: ci accompagnano per tutta la vita, ma continuiamo a scoprirli anche dopo decenni.
Rino Gaetano era uno di loro.
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