Al TAU di Rende: tre serate con Colombari, Nuzzi e Galimberti

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Il Teatro Auditorium Unical ospita Martina Colombari, Gianluigi Nuzzi e Umberto Galimberti in un percorso che unisce comicità, inchiesta e filosofia

RENDE (CS), 3 FEB 2026 – Il TAU – Teatro Auditorium Unical si apre a tre linguaggi diversi per leggere il presente, proponendo un percorso che attraversa teatro comico, giornalismo d’inchiesta e riflessione filosofica. In collaborazione con la rassegna Rende Teatro Festival, il cartellone di febbraio porta sul palco Martina Colombari, Gianluigi Nuzzi e Umberto Galimberti, offrendo al pubblico occasioni di intrattenimento e pensiero critico all’interno di un’unica proposta culturale.

Ad aprire il ciclo, giovedì 5 febbraio alle ore 21, è la commedia brillante Venerdì 13, con Martina Colombari protagonista e la regia di Roberto Ciufoli. Lo spettacolo gioca sul paradosso e sulla sfortuna, trasformando una tranquilla cena tra amici in una spirale di equivoci, tensioni e risate. Al centro della scena una coppia, Giacomo e Alice, la cui quotidianità viene stravolta da una notizia improvvisa e da una vincita al Superenalotto che, invece di portare serenità, innesca una catena di situazioni grottesche. Un testo che utilizza la comicità per raccontare fragilità, ipocrisie e piccoli egoismi contemporanei.

Con domenica 8 febbraio alle ore 18.30 il registro cambia radicalmente. Il palco del TAU accoglie Gianluigi Nuzzi con La fabbrica degli innocenti, uno spettacolo che indaga il rapporto tra cronaca, media e verità. Attraverso documenti, immagini e ricostruzioni, il giornalista porta in scena un meccanismo narrativo capace di riscrivere i fatti, ribaltare responsabilità e creare colpevoli e innocenti funzionali allo spettacolo mediatico. Un lavoro che invita il pubblico a interrogarsi sul potere della narrazione e sulla fragilità dell’opinione pubblica di fronte alla semplificazione e alla manipolazione.

Il ciclo si conclude giovedì 12 febbraio alle ore 21 con Umberto Galimberti e L’etica del Viandante, una riflessione intensa sulla condizione dell’uomo contemporaneo nell’epoca della tecnica. Galimberti propone l’immagine del viandante come unica postura possibile: non chi viaggia verso una meta certa, ma chi accetta l’incertezza come spazio etico, abitandola con responsabilità e consapevolezza. In un mondo privo di fondamenti stabili, la libertà diventa capacità di camminare senza approdi definitivi, trasformando il percorso stesso in scelta morale.