Calabria Magnifica: Il Musicante Antonio Pascuzzo

Antonio Pascuzzo

Pino Daniele mi perdonerà se uso un titolo di un suo album, ma trova una ragione perché se, anni fa, Antonio Pascuzzo ha intrapreso la strada della musica, probabilmente si deve anche alla sua passione per il compianto cantautore napoletano.

Il percorso umano e artistico di Antonio Pascuzzo potrebbe essere rappresentato come una spirale in ascesa dove la crescita umana e spirituale coincide con quella artistica di musicista e di manager, in evoluzione, sebbene non lineare.

Ci sono canzoni e musiche che ti appartengono prima ancora di averle assimilate. Le riconosci quando ti fermi ad ascoltare, condividendo intenzioni e guizzi musicali. La musica ha un potere, la forza di attraversare confini e culture.

Lì capisci che non è solo la musica o le parole a dare l’impatto emotivo, ma è l’intenzione che c’è attorno. Il lavoro, la cura dei dettagli e il rispetto verso l’arte (e verso il pubblico) e di ciò che si sta creando.  Esiste un tipo di arte che potremmo definire introspettiva, che va oltre l’aspetto formale delle cose, che è azione delle forme di pensiero. L’arte di Antonio Pascuzzo alza il telo del perbenismo per scoprire e puntare il dito verso cosa succede al di sotto; fissa le risposte prima ancora che vengano fatte le domande.

In una spirale spirituale, tutto parte da noi e si sviluppa dentro di noi: il positivo e il negativo, i buoni pensieri e quelli cattivi. Di conseguenza, la bontà e la cattiveria sono prerogative dell’uomo. L’umanità rappresentata nelle canzoni di Pascuzzo è varia e variegata così come quella reale che lui, ovviamente, descrive, spesso in toni sarcastici e umoristici. L’umorismo, come lo descriveva Pirandello, è il sentimento del contrario, dopo la risata c’è la riflessione, che piega la risata in sorriso; ed è ciò che avviene ascoltando brani come Erba Cattiva oppure Uomo d’Onore, e tocca poi corde più intime, senza ironia, attraverso brani come Un Bacio o la struggente Lulù.

La musica

Antonio nasce a Catanzaro, ma Roma lo stimola a intraprendere avventure musicali. Intanto, Il nome di Pascuzzo, per i romani, è associato a The Place. Questo locale piccolissimo a due passi dal Vaticano, è stato per molti il punto di ritrovo per chi voleva ascoltare buona musica live. Ma, di quel periodo, è anche l’esperienza del gruppo musicale di Rossoantico che è stata unica e speriamo… ripetibile.

Spiace definire gruppo musicale i Rossoantico perché sembra quasi di fare un torto. Chi ha avuto la fortuna di assistere a qualche concerto sicuramente capirà ciò che voglio dire. È stata un’impresa complessa; tantissimi musicisti sul palco in un melting-pot di stili: dalla canzone cantautorale a quella bandistica, mischiando musica popolare a musica ispirata, ma è fondamentalmente una musica di strada, del popolo, di chi vuole divertirsi, sempre monitorando lo spessore e la qualità. Veramente coinvolgenti gli inserti fatti con il Coro dei Minatori di Santa Fiora o con Simone Cristicchi e Roy Paci. 

C’è la ricerca del non banale, della semplicità che diventa veicolo di racconti complessi così come è complessa la realtà.

Produzioni musicali

Da questa esperienza nasce anche un disco Rossoantico (2011), per la precisione, che è una vera chicca per intenditori. Non a caso, ha avuto una candidatura per il  Premio Tenco.

Lo stesso palco del Tenco è toccato anche al disco successivo, da solista, Pascouche (2015). Neanche questo scontenta, anzi. Basta guardare la copertina per capire cosa c’è dentro, non in ultimo un omaggio scaramantico dedicato a Pino Daniele, poi una chitarra, una mappa…

Il titolo è un gioco di parole tra manouche e Pascuzzo, ovviamente. Ma oltre al manouche c’è un alternarsi di stili come il calipso, i suoni balcanici, lo swing e altro ancora. Se nei Rossoantico si avvicendavano sul palco bravissimi musicisti, l’ultimo nato li racchiude tra i solchi. Angelo Debarre è un chitarrista manouche di altissimo livello, ma non deludono gli altri: Solis String Quartet, Davide Gobello, Marco Forni, Marco Rinalduzzi, tanto per citarne alcuni.

I testi non disilludono neppure. I temi toccati sono intensi, sempre attuali e purtroppo dolorosi, dalla omofobia alla violenza sulle donne, dalla TAV alla difesa della Costituzione italiana, dall’ironico I musicisti della città di Brama alla malinconica Stella Cadente. Una menzione particolare va fatta a Calabrisella, cantata in calabrese e dedicata a Fabiana Luzi. Alla fine, lo stile è quello, l’impronta non tradisce. In questa occasione, si è aggiunta la realizzazione di alcuni video delle canzoni che sono dei cameo nella chiave di lettura.

Ascoltando Un Bacio, sicuramente è chiaro il livello musicale di cui stiamo parlando.

Organizzatore di eventi

A parte in The Place, già citato, in cui è stato direttore artistico, la sua energia si è riversata anche nel paese di Atina dove organizza ogni anno Atinajazz, un festival che vede l’avvicendarsi di nomi importanti del mondo musicale internazionale. Ma è anche artefice di altre iniziative anche a Santa Fiora con CantaFiora e il Festival di Alta Felicità.

Chi è di Catanzaro conosce Antonio Pascuzzo per l’organizzazione di eventi durante il periodo di Natale. Il primo anno, con A farla amare comincia tu (2016), la città è stata coinvolta in tanti concerti e manifestazioni. Finalmente i cittadini sono scesi in strada per celebrare vicoli e chiese. Nel 2018, Pascuzzo ha replicato con Sarà tre volte Natale. Da notare come la musica è presente anche nei nomi.

Per due anni, Catanzaro è rinata grazie alla musica ingegnata in angoli e piazze catanzaresi. Leggiamo quel ‘tre volte’ come un augurio che ci possa essere una terza organizzazione.

Vorrei chiudere con una sua frase in risposta al giornalista Saverio Fontana in occasione del Magna Grecia Film Festival dove è stato premiato:

l’importante è i giovani sappiano distinguere tra chi fa cultura e chi manovra cultura. Questo fermento non deve cessare, gli artisti catanzaresi hanno una grande occasione, devono aprirsi al confronto, la cultura è condivisione. Non vedo perché un giovane che viene da Catanzaro non possa fare qualunque cosa”.

Ci dovremmo chiedere, a questo punto, facendo riferimento al breve inciso La forchetta e la puntina, se veramente la cultura faccia mangiare oppure no, augurandoci che le amministrazioni comunali e il Governo lavorino in questa direzione perché di cultura si può e si deve ‘mangiare’.

Annamaria Gnisci