Giampiero Locatelli: Il pianista reggino si racconta a Calabria Magnifica.it

L'artista Reggino Giampiero Locatelli
L'artista reggino Giampiero Locatelli

Dalla classifica Top Jazz 2018, II classificato come Nuovo Talento Italiano dell’anno, al Premio SIAE 2019, sino alle recenti rivelazioni sul numero di settembre 2019 dell’autorevole Magazine Musica Jazz

Ho il piacere di introdurre nel “mondo” di Calabria Magnifica.it il pianista e compositore, nonché docente, presso il Conservatorio di Musica “Francesco Cilea di Reggio Calabria, Giampiero Locatelli, artista reggino che sta attirando l’attenzione a livello nazionale già da qualche tempo.

Ma partiamo dall’inizio, chi è Giampiero Locatelli? E come nasce la tua passione per la musica?

Ti direi una bugia se affermassi con esattezza a quando risalga la passione per la Musica. In realtà ero molto piccolo e tutto è cominciato essenzialmente per gioco. Ho alcuni ricordi vaghi…tipo…la classica imitazione di ciò che si ascoltava in televisione (sigle, canzoni ecc…), ma ho un preciso ricordo (avrò avuto più o meno 7 anni), che concerne la scoperta degli accordi sulla scala maggiore e già da allora capii (per quanto si può formare nella mente di un bambino ciò che noi chiamiamo – consapevolezza –) il colore delle sonorità maggiori, minori e quelle – strane – (in particolar modo gli accordi diminuiti!)”.

Sei arrivato secondo nella classifica “Nuovo talento Italiano” Top Jazz 2018. Cosa mi dici a riguardo?

“Per me è stata una sorpresa. Avevo avuto qualche sentore di gradimento da parte di alcuni giornalisti, ma non immaginavo che il mio lavoro avrebbe avuto così tanta risonanza”.

Giampiero come ti senti dopo essere stato presente sul numero di settembre 2019 del Magazine Musica Jazz?

“Sono tanto grato sia al Direttore della rivista, Luca Conti, che al giornalista Sandro Cerini, perché hanno fin da subito dimostrato interesse per il mio lavoro. L’intervista (esattamente come questa nostra) è frutto di riflessioni che sfuggono alle mondanità, purtroppo tipiche del mondo della Musica, ovvero – con chi hai suonato…quali concorsi hai vinto… –; e roba simile, come se ci sia prioritariamente qualcuno che debba valutare il tuo lavoro prima che tu possa affermare di avere qualcosa da dire. Sono contento che il focus di queste interviste verta quasi esclusivamente sull’essenza del lavoro musicale”.

E come hai accolto il premio SIAE 2019 assegnato a te e al tuo progetto “Right Away”?

“Anche il premio Siae è stata una magnifica sorpresa. Suonare alla – Casa Del Jazz – con un progetto originale è sempre una bella soddisfazione”.

“Right Away” è il tuo ultimo album uscito nel febbraio 2018 per Auand Records e vede la collaborazione di Gabriele Evangelista al contrabbasso ed Enrico Morello alla batteria. Cosa puoi dirmi a proposito di questo progetto registrato in studio e di questa formazione?

“Non potevo desiderare di meglio. Amo molto questi due musicisti (che già conoscevo) per diversi aspetti: la loro musicalità, il loro modo di interagire con il materiale nuovo (anche quello inedito, non presente nel disco), soprattutto per il loro approccio alle forme ampie, anche contraddistinte da un certo rigore strutturale che sta al limite con la musica contemporanea pur non sconfinando interamente in essa e mantenendo quel grado di – improvvisazione – e di interplay che contraddistingue la – composizione istantanea – (ho una certa riluttanza a definirlo – Jazz –, nonostante la matrice sia quella)”.

Giampiero cosa trasmetti della tua Musica nelle aule di Conservatorio? E quale il messaggio più importante che vuoi trasmettere ai ragazzi aspiranti musicisti?

“Mi ritrovo molto spesso a discutere con alcuni ragazzi (diciamo…quelli più interessati alla Musica in genere) e constato che purtroppo c’è attualmente troppa dispersione causata da diversi fattori, a mio avviso: i Social Network, in parte, hanno facilitato i rapporti anche a distanza ma hanno (soprattutto per i giovanissimi) eliminato il senso dell’artigianato, del sacrificio, della dedizione che sta dietro il raggiungimento di una profondità (di ascolto, di lettura ecc…) che non vuole a tutti i costi porsi come speculazione intellettuale ma come fascinazione che deriva dall’eleganza e dalla bellezza del tessuto stesso della Musica, dell’Arte in genere, ma soprattutto…della Vita. Diciamo che la gente non sta più ad ascoltare, si stanca facilmente e preferisce le pietanze – cotte e mangiate – (come dicono a Roma) e le sensazioni unicamente – di pancia –. Ma tutto ciò, ahimè, è esteso anche a molta gente (soprattutto italiana) della mia generazione”.

Attualmente stai lavorando ad un nuovo progetto in studio? Puoi dirmi qualcosa a riguardo?

“In realtà lavoro a più progetti contemporaneamente: progetti in trio, in quintetto, in solo (con e senza l’elettronica) ma, in special modo, la mia direzione musicale ha sempre come obiettivo il fattore compositivo (sia nel senso classico del termine che durante l’atto performativo) per cui ho in cantiere tanti lavori per diversi organici (pianoforte, ensemble, quintetti, quartetti) di musica interamente scritta (chiamiamola Contemporanea) che stanno per vedere la luce”.

Per quanto riguarda tour e prossime date, hai qualcosa che “bolle in pentola”?

“Ad ottobre sarò impegnato con un giro di date in Belgio con tre splendidi musicisti con cui collaboro, ormai, da almeno due anni e poi, da novembre, sarò impegnato con un lavoro in studio in trio (Stefano Dallaporta al contrabbasso e Andrea Grillini alla batteria) con il quale proporremo brani originali composti da tutti e tre. E poi alcuni concerti con il trio del disco”.

Come si divide un artista come te tra aule scolastiche, studio di registrazione e palchi? E come conciliare il tutto con la vita privata?

“Grazie a Dio il lavoro è molto – diluito –; (anche il Conservatorio lascia molto spazio per dedicarsi alla Ricerca, ai concerti, peraltro necessari per alimentare il bagaglio culturale da trasmettere ai ragazzi) per cui la mia vita privata è – salva –…non sono così affogato di lavoro!”

Tornando alla tua musica, cosa, con le tue composizioni, vuoi comunicare? E a chi ti rivolgi?

“Mi rivolgo, più che altro, ad un ipotetico ascoltatore (che molto spesso, anche dopo alcune riserve iniziali, coincide con quelli reali) che mi sappia indicare la via di quella profondità di cui ti parlavo prima. A volte la mia ostinazione su percorsi immersi nelle sovrastrutture fa ritardare il raggiungimento di questo obiettivo. Quando, però, accade il – miracolo – unica soddisfazione è di avvertire che la musica si distacca da me, non mi riconosco, ovvero non riconosco la paternità di ciò che ho appena scritto (non la riconosco nel senso narcisistico del termine), e sono desideroso di condividere il tutto con gli altri, esattamente come potrei condividere una Sonata di Schumann, un brano di Wayne Shorter o un Raga Indiano”.

Parlando invece della tua terra d’origine, la nostra Calabria, cosa vorresti cambiasse all’interno dell’offerta musicale live proposta? C’è secondo te una cultura musicale tale da apprezzare live di un certo livello?

“Purtroppo la Calabria offre pochissimo. Amo molto la mia città, il suo scenario, l’aria che si respira, ma non posso non constatare che tutte le potenzialità che questa terra potrebbe offrire rimangono continuamente inespresse. I teatri, il più delle volte, sono chiusi, i luoghi all’aperto, che in qualsiasi altro posto del mondo sarebbero stati crogiolo di spettacoli veri, di arte, musica, balletto, cinema d’autore ecc…, non vengono valorizzati. È anche vero che tutto ciò, perché esista, debba nascere da un’esigenza interiore. E mi sembra di constatare che quest’esigenza non ci sia. Prima o poi un risveglio ci sarà…Chi può dirlo?”.

Ringrazio Giampiero Locatelli innanzitutto per la sua Musica (in maiuscolo così come scrive lui) ed inoltre lo ringrazio per le sue parole, anche per quelle più dure, perché celano una passione per la Musica, per l’Arte in genere non indifferente ed una voglia di riscatto culturale della sua terra, la nostra terra. La Calabria ha bisogno di stimoli di questo genere e di spunti simili. L’auspicio è quello di crescere a livello locale, l’auspicio è quello di evolversi e di migliorarsi, sempre.