Dagli anni in Sila ai locali della costa catanzarese, un legame con la Calabria che ancora oggi vive nella memoria musicale
Oggi, 19 gennaio 2026, ricordiamo un giorno che segna la storia della musica italiana: il 19 gennaio 1980, a soli 45 anni, Piero Ciampi, il cantautore e poeta livornese, si spense a Roma. Ma la sua scomparsa non ha mai cancellato il legame profondo con la Calabria, terra che segnò la sua vita e ispirò parte della sua arte.
Un legame con Catanzaro
Negli anni Settanta, Ciampi trascorse periodi significativi a Catanzaro, dove strinse un’amicizia decisiva con il cantautore calabrese Pino Pavone. Fu Pavone a introdurlo alla scena artistica locale e a stimolare la sua creatività musicale. La Calabria divenne così una tappa fondamentale nel percorso di un artista che, pur originario di Livorno, trovava ispirazione nei luoghi e nelle persone che incontrava.
Ciampi si esibiva spesso in Sila, all’Albergo delle Fate, e nei locali della costa catanzarese. Nel 1971 compose persino l’inno della squadra di calcio del Catanzaro, che portò i giallorossi in Serie A. Oggi, il suo legame con la città è commemorato nel quartiere Lido, dove un giardino porta il suo nome e ospita l’antica boa restaurata “A’ Gutta”, simbolo dei suoi anni calabresi e della vita sul mare.
La permanenza in Calabria non fu solo geografica, ma profondamente artistica. Le esperienze vissute in queste terre, tra incontri e amicizie, alimentarono la poesia e la musica di Ciampi. Canzoni come Bambino mio, scritta con Pino Pavone, testimoniano la vitalità del suo rapporto con la regione. Eventi commemorativi, come il concerto “Piero Ciampi in Sila – 66 anni dopo” a Taverna, celebrano ancora oggi la sua memoria.
Tra Livorno, Parigi e Milano
Nato a Livorno nel 1934, Ciampi visse un’infanzia segnata dalla Seconda Guerra Mondiale e dai bombardamenti sulla città, esperienza che avrebbe influenzato il suo sguardo malinconico e poetico. Giovane, tentò di completare gli studi tra Livorno e Milano, senza riuscirvi, per poi dedicarsi alla musica, prima nei trio familiari e poi nei locali di Pesaro, Genova e Parigi.
A Parigi, sviluppò uno stile unico, caratterizzato da atmosfere crepuscolari e testi intensi, guadagnandosi il soprannome di “italianó” e entrando in contatto con artisti come Louis-Ferdinand Céline, Georges Brassens e Leonard Cohen. Nonostante la creatività, gli anni parigini furono segnati dall’indigenza e dalla vita itinerante.
Gli anni delle prime incisioni e la malattia
Tra Svezia, Milano e Roma, Ciampi iniziò a incidere dischi come Piero Litaliano e a scrivere per altri interpreti di successo, come Gigliola Cinquetti e Dalida. La sua voce roca e cavernosa, i testi intensi e l’animo tormentato non sempre incontrarono il favore del grande pubblico, ma conquistarono il rispetto dei colleghi, tra cui Gino Paoli e Ornella Vanoni.
Negli anni Settanta, pur tra alti e bassi personali, Ciampi tornò spesso in Calabria, partecipando a eventi locali e consolidando amicizie come quella con Ezio Vendrame. La sua produzione artistica continuò a essere riconosciuta soprattutto come autore, con brani che restano tra i più autentici e poetici della canzone italiana.
Il 19 gennaio 1980, Ciampi morì in solitudine a Roma per un cancro all’esofago. Oggi, però, il suo ricordo vive nella memoria di Livorno, a Catanzaro e tra gli appassionati di musica: un artista che seppe unire il Nord e il Sud dell’Italia attraverso la poesia, la musica e un legame che il tempo non ha cancellato.
Celebrazioni e memoria
Nel quartiere Lido di Catanzaro, i giardinetti Piero Ciampi e la boa “A’ Gutta” rappresentano il suo legame con il mare e la città. Eventi culturali e concerti commemorativi, come quello di Taverna, continuano a raccontare la sua storia e a trasmettere alle nuove generazioni la passione e l’intensità di un cantautore che, pur scomparso, resta vivo nella memoria della Calabria.
Piero Ciampi non fu solo un artista livornese: fu un cantautore italiano con radici profonde nella terra calabrese, dove ancora oggi il suo spirito e la sua musica continuano a risuonare.
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