Pink Floyd a Venezia tra sogno e polemica

Locandina per ricordare il trentesimo anno del concerto dei Pink Floyd a Venezia (Fonte: Padovaoggi.it)

Se si parla di Storia del Rock è impossibile non citare i Pink Floyd.

Per i nostalgici, per chi oggi, magari non più giovanissimo, ripensa alla realizzazione di un sogno. Per i giovani che invece non hanno avuto la fortuna di assistere al concerto del secolo. A questi e a chi ne ha voglia, vorrei regalare un pezzetto di Storia della Musica Rock.

Sono passati ben 30 anni da quel 15 luglio, a Venezia, quando i Pink Floyd tennero uno dei più discussi e discutibili concerti durante una lunghissima tournée che durò tre anni, dal 1987 al 1990 e che si chiuse a al Knebworth Park nello Hertfordshire in Inghilterra.

Ma la data del 15 luglio 1989 resta ancora oggi un cameo che creò un caso musicale e anche tantissime polemiche.

Fran Tomasi fu il promoter italiano che viveva a Venezia e che ebbe l’idea di un grande concerto gratuito nella sua città.

Tomasi scelse come data quella in cui a Venezia si celebra la festa del Redentore. Questa fu una delle ragioni che generarono il maggior malcontento di molti veneziani. La paura di un enorme afflusso di persone che avrebbe deturpato la città e snaturato la festa locale erano alla base delle polemiche.

Per il concerto si spesero quasi due miliardi di lire, uno fu investito da Sacis, società che si interessava ai diritti per la trasmissione dell’evento per conto della Rai. Il resto fu messo dagli stessi Pink Floyd.

L’evento venne trasmesso in mondovisione e si calcola che vi assistettero oltre cento milioni di spettatori. I numeri però non sono precisi quando si deve stabilire quanti fossero invece quelli presenti a Venezia (si valuta duecentomila) che venne letteralmente invasa sin dalle prime ore del mattino.

Tante persone si arrampicarono sulle impalcature per le luci allestite per illuminare i palazzi infatti rimasero spente.

Fino all’ultimo l’amministrazione locale mise in discussione la realizzazione del concerto, ma sarebbe stato probabilmente peggio l’annullamento, in termini di ordine pubblico.

Il famoso palco fu realizzato su di una piattaforma galleggiante che trasportata da Trieste venne ancorata in mare, di fronte Piazza San Marco.

Sono ancora vive le polemiche relative all’evento. Ad esempio, dopo una serie di complicazioni, l’autorizzazione finale per lo svolgimento del concerto fu firmata dal vicesindaco De Piccoli solo poche ore prima dell’inizio del concerto. La città di Venezia in pratica lasciò i Pink Floyd da soli ad affrontare complicazioni e scelte. Ad esempio, pare dovettero affittare le transenne per delimitare le aree rosse. La città assistette all’evento come fosse in guerra: i negozianti si barricarono e in alcuni casi, mancava l’approvvigionamento.

La Giunta impose alla band il limite di 60 decibel, ma il sostanzioso impianto acustico della band superò il limite fino a picchi di 90-92 decibel.

Il palco galleggiante di 90 metri x 30 venne messo di traverso rispetto alla piazza per favorire le riprese televisive. Sotto il palco, erano presenti tantissime gondole, gozzi, barchette, motoscafi, tutto ciò che potesse galleggiare. Si dice che un ragazzo cadde in acqua ben quattro volte.

I laser illuminarono sia la laguna che Piazza San Marco offrendo uno spettacolo nello spettacolo sensazionale. Sul palco le grandi macchine robotiche emanavano luci e fumi coordinati al suono in un contesto quasi futurista.

I Pink Floyd sono da sempre conosciuti per le scenografie e anche in questa occasione furono in grado di costruire uno spettacolo dall’impatto visivo e sonoro di alta tecnologia. Immancabile il megaschermo circolare di grandi proporzioni che ha il compito di far visualizzare filmati ed effetti psichedelici che uniti alle luci rafforzano la parte visiva dello show che consacra la musica rock una visione onirica.

La line up vide: David Gilmour, chitarra e voce, Richard Wright, tastiere e voce, Nick Mason, batteria e percussioni, Jon Carin, tastiere, sintetizzatori e voce, Tim Renwick, chitarra, Guy Pratt, basso e voce, Scott Page, sassofoni, Gary Wallis, percussioni Rachel Fury, Durga McBroom e Lorelei McBroom, coro.

Purtroppo, furono tolte una decina di canzoni, tra cui One slip, A new machine, Us and them e Welcome to the machine. Cancellate anche One of these days e On the run, compreso il grande maiale rosa, simbolo del potere corrotto, o l’enorme letto volante. Tutto questo a favore della diretta in mondovisione che ridusse lo spettacolo a soli novanta minuti.

Lo show iniziò con i rumori di temporali e un aereo. I componenti della band si presentarono a uno a uno sul palco e, in ultimo, un immenso Gilmour iniziò con le prime note di Shine on your crazy diamond.

Il caleidoscopio iniziò a girare sulle note di Learning to fly. Seguirono Yet another movie, Sorrow, Dogs of war, On the turning away.

Al rumore di centinaia di orologi partì Time alla quale seguì puntualmente The great gig in the sky. Arriva la dedica a Syd Barrett, genio indiscusso e fondatore del gruppo: Wish you were here, cantata in coro da migliaia di giovani. Money, proposta con un arrangiamento blues e reggae. Seguirono, Another brick in the wall e Confortably numb. Si chiuse magistralmente con Run like hell, il palco faticò a reggere l’impatto dei suoni e delle luci di Run like Hell.

Ci furono 80 persone in ospedale e altre 200 furono medicate.

I rifiuti sulla piazza restarono per altri giorni successivi al concerto, deturpando una delle piazze più bella del mondo, aumentando le polemiche.

Tre giorni di lavori seguirono al fine di portare alla normalità la città di Venezia, ma il concerto resta ancora oggi un evento rock importante e storico e le polemiche sono ancora vive.

Annamaria Gnisci