A Cosenza continua Voci dal Sottosuolo, la rassegna che trasforma il Teatro Silvio Vuozzo in uno spazio condiviso di memoria, ascolto e rigenerazione culturale, tra spettacoli, laboratori e storie del quartiere
Voci dal Sottosuolo continua a farsi spazio come esperienza teatrale e umana capace di rigenerare luoghi e relazioni, confermandosi non solo come rassegna ma come processo culturale condiviso. Al Teatro Silvio Vuozzo, nel quartiere Spirito Santo, il teatro torna a essere presenza viva, incontro, possibilità.
Giunta al terzo appuntamento della sesta stagione, la rassegna ideata dal Kollettivo Kontrora in collaborazione con Teatro del Carro – Pino Michienzi sta trasformando uno spazio scenico in un punto di riferimento per il quartiere, dove l’arte non si limita a essere rappresentata ma diventa ascolto e restituzione. Un progetto sostenuto dai fondi otto per mille della Chiesa Evangelica Valdese, nato da una visione chiara: il teatro appartiene a chi lo attraversa, a chi lo vive, a chi lo riconosce come casa.
Il prossimo appuntamento è fissato per il 4 gennaio 2025 alle ore 18.00, con lo spettacolo “Mio cognato Mastrovaknic”, testo di Ciro Lenti, regia di Lindo Nudo, produzione Teatro Rossosimona. In scena Marco Tiesi e Paolo Mauro, protagonisti di una storia intensa che intreccia amicizia, resistenza e identità.
Ambientato nel 1943 nel campo di internamento di Ferramonti, lo spettacolo racconta l’incontro forzato tra Uccio, giovane fabbro incarcerato per reati comuni, e Mastrovaknich, professore polacco recluso perché dichiaratamente omosessuale, considerato all’epoca un “nemico della razza”. Due mondi lontani, inizialmente divisi da paura, pregiudizio e conflitto, che trovano nella condivisione di un progetto di fuga un varco verso la libertà e una fragile, ma potente, amicizia. Una narrazione che smonta stereotipi e interroga il presente attraverso la memoria storica.
La sesta edizione di Voci dal Sottosuolo rafforza il suo senso più profondo: aprire spazi là dove prima non c’erano, dare voce a chi spesso resta ai margini, far emergere storie che abitano sottotraccia. Accanto agli spettacoli, il progetto include laboratori di drammaturgia di quartiere realizzati con studenti e abitanti, in particolare gli anziani, custodi di una memoria viva che diventa racconto condiviso. Le loro storie aprono ogni serata, creando un ponte diretto tra comunità e scena.
Con un biglietto simbolico di 1 euro, la rassegna ribadisce una scelta politica e culturale precisa: il teatro come diritto, non come privilegio. Un invito aperto a entrare, partecipare, riconoscersi. Perché quando un quartiere si riunisce attorno a uno spettacolo, smette di essere solo un luogo e diventa comunità.
La rassegna si concluderà il 18 gennaio con “Un Live Podcast”, produzione Divano Project, chiudendo un percorso che conferma Voci dal Sottosuolo come una delle esperienze più significative di rigenerazione culturale e sociale sul territorio.
















