Corte dei conti blocca ancora il Ponte sullo Stretto

Ponte sullo stretto 6ago25
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Ponte sullo Stretto, nuovo stop della Corte dei conti: cresce lo scontro politico mentre governo e società concessionaria aspettano le motivazioni del provvedimento

La scacchiera politica sul Ponte sullo Stretto si è mossa di nuovo, e non nella direzione che il governo sperava. La Corte dei conti ha infatti negato il visto al terzo atto aggiuntivo della convenzione tra il Ministero delle Infrastrutture e la società Stretto di Messina, un passaggio amministrativo necessario per andare avanti con il progetto. Una battuta d’arresto pesante, che arriva dopo lo stop di fine ottobre sulla delibera Cipess relativa al progetto definitivo.

Dentro e fuori il Parlamento le reazioni si sono moltiplicate in poche ore. Il fronte politico contrario all’opera parla di “disfatta”, “Caporetto”, perfino di una “pantomima” che si trascina a spese del Paese. Per Chiara Braga, capogruppo del Pd alla Camera, il messaggio è chiaro: ci si ostina a inseguire un’opera “inutile e dannosa” mentre mancano infrastrutture di base. L’invito, netto, è dirottare altrove le risorse.

Dalla società Stretto di Messina arrivano toni più prudenti, ma non meno decisi. L’amministratore delegato Pietro Ciucci considera lo stop prevedibile, vista la connessione diretta tra l’atto bocciato e la delibera Cipess già respinta. Il presidente Giuseppe Recchi ha convocato un Consiglio di amministrazione per il 25 novembre, in attesa delle motivazioni che la Corte dovrebbe depositare nei prossimi giorni. In sostanza: si resta in attesa, nella convinzione che le istituzioni chiariranno gli aspetti richiesti e che l’opera, definita “strategica e di preminente interesse nazionale”, possa comunque proseguire.

Diversa la lettura dell’opposizione. Anthony Barbagallo, capogruppo Pd in Commissione Trasporti, paragona il nuovo stop a una “Caporetto per Salvini”. Secondo il parlamentare, la Corte sta evidenziando — giorno dopo giorno — fragilità tecniche e finanziarie troppo grandi per essere ignorate. Nel Movimento 5 Stelle, la senatrice Ketty Damante rincara la dose: “Salvini si metta da parte”. Per lei il progetto è privo dei requisiti essenziali, soprattutto in un territorio ad alta sismicità, e viene usato dal ministro come un vessillo da campagna elettorale.

Dal ministero, invece, si continua a mantenere la linea dell’ottimismo: il Mit parla di un percorso amministrativo che potrà comunque proseguire “una volta chiarito l’effetto di preclusione” derivante dal precedente stop del Cipess.

La questione, intanto, trascende la tecnica e si allarga al dibattito politico. La senatrice Barbara Floridia (M5s) accusa il governo di essere lontano dai bisogni reali dei cittadini, impegnato a difendere un’opera che avrebbe già assorbito risorse senza restituire benefici.

Mentre si attende di conoscere le motivazioni della Corte dei conti, il futuro del Ponte resta sospeso. La sensazione comune è che ogni risposta apra un nuovo fronte e che, a distanza di decenni, il progetto continui a oscillare tra ambizione, propaganda e incertezze strutturali.