2 novembre 1917: la Dichiarazione Balfour e la nascita di una frattura storica
L’EDITORIALE – Nel panorama degli eventi che hanno segnato il Novecento, pochi documenti hanno avuto un peso geopolitico e simbolico pari alla Dichiarazione Balfour, resa pubblica il 2 novembre 1917. In sole 67 parole, il governo britannico espresse per la prima volta il proprio appoggio ufficiale all’idea di costituire in Palestina una “dimora nazionale per il popolo ebraico”.
Una lettera, indirizzata dal ministro degli Esteri britannico Arthur James Balfour al leader della comunità ebraica britannica Lord Rothschild, che avrebbe contribuito a ridisegnare il Medio Oriente e a gettare le basi di una questione internazionale che ancora oggi continua a segnare la storia.
Il contesto storico della Dichiarazione Balfour
Quando la Dichiarazione Balfour venne formulata, la Prima Guerra Mondiale stava ridefinendo poteri e confini. L’Impero ottomano era al collasso, e le grandi potenze europee già immaginavano la gestione e spartizione dei territori mediorientali.
Nel frattempo, il movimento sionista — guidato da figure come Chaim Weizmann — cercava un riconoscimento formale al progetto di creare una casa nazionale ebraica, spinto anche dai pogrom e dall’antisemitismo che colpivano duramente le comunità ebraiche in Europa orientale.
Un documento breve, ma decisivo
La Dichiarazione Balfour recitava: «Sua Maestà vede con favore la costituzione in Palestina di un focolare nazionale per il popolo ebraico (…) senza pregiudicare i diritti civili e religiosi delle comunità non ebraiche presenti nel Paese.»
Una frase che cercava di conciliare due mondi: le aspirazioni del movimento sionista e la realtà demografica e culturale della Palestina, abitata in gran parte da popolazioni arabe.
Tuttavia, la formulazione volutamente ambigua — un focolare e non uno Stato — avrebbe alimentato interpretazioni contrastanti e tensioni crescenti.
Dal Mandato britannico alla trasformazione della Palestina
Nel 1922, la Società delle Nazioni affidò alla Gran Bretagna il Mandato sulla Palestina, trasformando la Dichiarazione Balfour da promessa politica a incarico internazionale.
Da quel momento:
- aumentò l’immigrazione ebraica (Aliyah)
- nacquero nuove istituzioni ebraiche
- crebbero le preoccupazioni e poi le proteste delle comunità arabe locali
Le due popolazioni svilupparono narrazioni nazionali divergenti e sempre più inconciliabili.
L’eredità attuale della Dichiarazione Balfour
Oggi la Dichiarazione Balfour rimane un punto cardine per comprendere le origini della questione israelo-palestinese. Per molti ebrei rappresentò il riconoscimento internazionale del diritto a una patria; per molti palestinesi fu l’inizio di una perdita di autodeterminazione e di un conflitto destinato a durare oltre un secolo.
In un contesto internazionale segnato da cicliche escalation e tentativi diplomatici, rievocare la Dichiarazione Balfour non significa soltanto guardare alla storia: significa riconoscere come una scelta politica di poche righe possa trasformarsi in una frattura geopolitica destinata a influenzare generazioni.
Perché parlarne oggi
Oggi, 2 novembre 2025, nel ripercorrere la Dichiarazione Balfour, rileggiamo una pagina che continua a interrogare governi, studiosi e opinione pubblica. Comprendere ciò che accadde allora è essenziale per interpretare ciò che accade oggi — e ciò che ancora potrebbe scriversi domani nella regione.


















