Mimmo Lucano escluso dalle regionali: la Legge Severino blocca la candidatura Avs in Calabria
La corsa di Mimmo Lucano alle elezioni regionali in Calabria si ferma prima ancora di cominciare. L’ex sindaco di Riace e attuale europarlamentare eletto con Alleanza Verdi e Sinistra (Avs) è stato dichiarato “incandidabile” dai tribunali di Cosenza e Reggio Calabria. Entrambi gli uffici giudiziari hanno respinto la sua candidatura nelle circoscrizioni Nord (Cosenza) e Sud (Reggio), facendo leva sull’articolo 7 del decreto legislativo 235/2012, meglio noto come Legge Severino.
La decisione si lega alla condanna definitiva a un anno e sei mesi per falso ideologico riportata da Lucano nel processo Xenia 2, relativo alla gestione dei progetti di accoglienza dei migranti a Riace. La pena, seppur sospesa, è stata ritenuta sufficiente per decretarne l’esclusione, trattandosi di reati connessi all’abuso di funzioni pubbliche.
Una scelta che divide e apre a nuovi scenari
La notizia ha colpito duramente l’area progressista. Secondo fonti di Avs Calabria, la decisione è stata definita “assurda” e contraddittoria, soprattutto perché inizialmente non erano stati sollevati rilievi da parte di Cosenza. Gli avvocati di Lucano, Andrea Daqua e Giuliano Saitta, hanno già presentato ricorso alle Corti d’Appello di Reggio Calabria e Catanzaro.
Sul piano politico, la vicenda rischia di indebolire l’asse Avs nella regione, privandolo di una figura simbolica di grande rilievo. Lucano, infatti, rimane per molti il volto di un’idea di Calabria solidale e aperta, quella che aveva reso Riace un modello internazionale di accoglienza e integrazione.
Reazioni e conseguenze
Lucano, pur ammettendo che la decisione ha “un po’ spento il suo entusiasmo”, ha ribadito il sostegno alla lista Avs e al candidato presidente Pasquale Tridico, ex presidente dell’INPS. Il segretario calabrese di Sinistra Italiana, Fernando Pignataro, ha sottolineato la portata politica della vicenda: “C’è qualcosa di molto politico in questa scelta, non possiamo non leggerla anche in questa chiave”.
Il caso, tuttavia, non riguarda solo le elezioni regionali. Già il 1° luglio scorso, il Tribunale di Locri aveva dichiarato Lucano decaduto dalla carica di sindaco, sempre in virtù della Legge Severino. Eppure, fino alla definizione definitiva dei procedimenti, l’ex primo cittadino resta formalmente in carica a Riace.
Il peso della Legge Severino
Il decreto legislativo 235/2012, varato all’epoca del governo Monti, prevede l’incandidabilità e la decadenza da incarichi pubblici per chi abbia riportato condanne definitive, anche non superiori a due anni, se legate a reati contro la pubblica amministrazione. Nel caso di Lucano, la norma ha avuto un impatto diretto, sollevando ancora una volta il dibattito su una legge spesso criticata per le sue interpretazioni rigide e per gli effetti politici che ne derivano.
Mentre i giudici si pronunceranno sui ricorsi, il caso Lucano rischia di diventare un nuovo terreno di scontro politico in Calabria e oltre. Per i suoi sostenitori, l’esclusione appare come l’ennesima ingiustizia ai danni di chi ha cercato di costruire un modello di accoglienza alternativo. Per i suoi detrattori, invece, è la conferma che chi ha commesso irregolarità nella gestione pubblica non possa rappresentare i cittadini.


















