Poltrone, sottosegretari e pezzi di Statuto: il nuovo poltronificio Calabria

poltronificio Calabria
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Editoriale di Calabria Magnifica sul nuovo “poltronificio Calabria”: aumento degli assessori, nascita dei sottosegretari e rischi democratici legati alle modifiche dello Statuto regionale.

C’è chi di notte dorme, e chi di notte lavora. E poi c’è il Consiglio regionale della Calabria, che di notte ritocca lo Statuto per aumentare il numero delle poltrone. Un’arte tutta nostra, antica e perfezionata: il “poltronificio” calabrese, come lo ha battezzato la minoranza, non smette mai di innovare.

La maggioranza di centrodestra ha approvato la modifica che porta gli assessori da sette a nove e introduce i sottosegretari alla presidenza. Una decisione che viene presentata come un semplice adeguamento alla normativa nazionale. “Si può fare, dunque lo facciamo” — questa pare essere la filosofia.

Ma qui, da Calabresi che osservano e raccontano, ci permettiamo una domanda: la Calabria aveva davvero bisogno di due nuove poltrone e di ulteriori figure di supporto politico?
I cittadini, quelli che ogni giorno fanno i conti con servizi pubblici insufficienti, sanità al collasso e infrastrutture rattoppate, direbbero di no. Ma evidentemente nei palazzi la percezione è diversa.

I consiglieri firmatari — Giannetta, Caputo, Brutto, Pitaro, Mattiani — parlano di “parametri nazionali”, di “coerenza normativa”. Tutto corretto sul piano formale. Peccato che, ogni volta che c’è da scegliere una priorità, la bussola punti sempre nella stessa direzione: rinforzare le geometrie interne del potere, non i diritti dei cittadini.

E come se non bastasse, la maggioranza ha anche deciso che le modifiche dello Statuto non saranno soggette al referendum popolare. Una norma che fa drizzare le antenne:
“Così si fa a pezzi lo Statuto, un pezzo alla volta”, ha detto Falcomatà.

E come dargli torto? Prima si aumenta il numero delle poltrone, poi si eliminano gli strumenti di controllo democratico. Tutto perfettamente legale, certo. Ma politicamente? Moralmente? Socialmente?

Qui a Calabria Magnifica lo diciamo chiaramente: questa scelta pesa come un macigno sulla credibilità delle istituzioni regionali. È l’ennesimo segnale di distanza tra la politica e la vita reale, tra le necessità del territorio e le urgenze percepite da chi abita i palazzi.

La Calabria non chiedeva nuove sedie. Chiedeva visione, coraggio, riforme concrete.
Ha ricevuto invece l’ennesima sistemazione del salotto buono della politica.

E mentre loro si accomodano, la Calabria resta in piedi. Sempre più stanca, sempre più sola.