Rosa Parks: quel “no” ci ha cambiato veramente?

L'immagine icona dell'attivista americana Rosa Parks sul bus (skytg24)

Se Rosa Parks avesse assistito ai flash-mob italiani contro il razzismo, udito le esternazioni deliranti di politici contro ebrei e negazionisti dell’olocausto, che riflessioni avrebbe fatto? Non ci è dato sapere, purtroppo, visto che ci ha lasciati qualche anno fa; ma una riflessione possiamo farla noi riguardo questi tempi “a gambero”. Se da una parte si prendono distanze da epoche storiche passate, dall’altro si ripiomba inesorabilmente (e anche con un certo orgoglio filo nazionalistico) a cavalcare ideologie spesso supportate da bugie create ad hoc, tendenti a mistificare fatti mai esistiti e a condividere, nell’epoca dei social, vere e proprie panzane che colpiscono l’immaginario collettivo. Menzogne, in gergo, comunemente chiamate bufale o fake news.

Oggi come ieri Rosa Parks rivive per ricordare le discriminazioni

Quindi, parlare oggi di Rosa Parks, di ciò che accadde il 1^ dicembre 1955, e del suo attivismo per i diritti civili è importante. Il suo impegno sociale e politico risulta molto più attuale visti nell’ottica delle politiche sovraniste e i forti e preoccupanti segnali di un razzismo sempre più crescenti nel mondo.

La nostra realtà, lontana – solo nel senso temporale – dal dopoguerra, è condita di storie di ordinarie discriminazioni che riempiono quotidianamente pagine di cronaca. Le intolleranze, supportate da fanatismo e ignoranza, si devono riconoscere, denunciare ad alta voce, dire che esistono, che sono tra noi. Il razzismo si diffonde anche per indifferenza e richiama periodi che pensavamo passati. Dunque, il primo passo da fare, se realmente si vuole fronteggiarlo e annientarlo, è ammettere la sua esistenza e non sottovalutare anche piccoli episodi limitati ad aeree sub-urbane.

Xenofobia, razzismo, si intrecciano ad atti di violenza fisica e verbale che devono farci preoccupare e non poco. Perché dall’indifferenza è facile passare all’abitudine e al “è normale”.

Sono passati quasi 65 anni dai fatti dell’Alabama che smossero coscienze e riempirono piazze, ma ancora oggi ci sono piazze che si riempiono per denunciare una deriva pericolosa mondiale che scivola nella piega tra nazismo e semplice intolleranza.

La storia di Rosa Parks e i fatti che ribaltarono le coscienze americane

Era quindi il 1^ dicembre 1955. Proprio alla fine di quell’anno, in America si discuteva di un accordo per gli emigrati italiani, malvisti e non benvenuti. Sì, si parlava proprio di noi che chiudiamo porti e soccorriamo corpi inermi.

Per chi non conosce la storia di questa coraggiosa donna, ricordiamo che Rosa Parks, una donna afroamericana di 42 anni, stava rientrando dopo il lavoro a casa sull’autobus 2857. All’epoca, sui bus di Montgomery, capitale dello Stato americano dell’Alabama, alcuni posti erano destinati alla gente di colore e altri ai bianchi. Non trovando posti liberi a lei riservati, occupò un posto riservato solo ai bianchi.

L’autista le chiese di lasciare libero il posto a un passeggero bianco appena salito e lei si rifiutò. Il conducente fermò il bus e chiamò la polizia che arrestò la donna per condotta impropria e la incarcerò per violazione delle norme cittadine.

L’episodio non passò inosservato e scatenò una serie di rimostranze per i diritti civili.

Martin Luther King disse che Rosa Parks era: “l’espressione individuale di una bramosia infinita di dignità umana e libertà. Lei rimase seduta a quel posto in nome dei soprusi accumulati giorno dopo giorno e della sconfinata aspirazione delle generazioni future”.

La sua presa di posizione ispirò altri afroamericani di Montgomery che boicottarono gli autobus e il suo rifiuto ne fa ancora oggi un’icona dei diritti civili.

Il processo tenutosi nel 1956 arrivò fino alla Corte Suprema che decretò l’incostituzionalità della segregazione dei “neri” sugli autobus dell’Alabama.

Nel 1999, il Presidente degli Stati Uniti Clinton le conferì un’onorificenza poiché “mettendosi a sedere, si alzò per difendere i diritti di tutti e la dignità dell’America”.

A distanza di anni, nel 1992, la Parker, Mother of the Civil Rights Movement, scrisse un libro “My Story” dove racconta ciò che successe quel giorno: “La gente dice sempre che non mi alzai perché ero stanca, ma non è vero. Non ero fisicamente stanca o più stanca del solito dopo una giornata di lavoro. Non ero vecchia anche se alcune persone pensano che lo fossi. Avevo 42 anni. No, la sola cosa di cui ero stanca era di cedere”.

Rosa Parks è un simbolo intramontabile

Ma se l’eco di quel “no” ancora rimbomba e fa riparlare di diritti civili, è vero che una buona parte di persone crede nell’uguaglianza e nel riconoscimento di valori.

Il blogger Emanuele Sferruzza Moszkowicz scrive un’opinione molto condivisibile: “Ecco, io sarò anche un povero scemo, uno che fa i disegnini, però Rosa Parks è una delle più belle e miracolose pagine dello scorso secolo -e qui il termine miracolo ci sta perché non c’è nulla di più incredibile che vincere sulla più perversa e schifosa furia della crudeltà umana che mette il pari nella posizione del diverso martoriandolo e umiliandolo senza nessun senso.”

Il razzismo, una costante nella sub cultura in ogni decennio

Il nocciolo del problema del razzismo nel mondo intero è collegato alle discriminazioni relative ai flussi migratori, a motivi religiosi e agli orientamenti sessuali dei singoli individui.

Anmesty International denuncia “una allarmante china razzista” in Italia e cerca di contrastare l’emarginazione degli immigrati, dei rom, che è supportata da movimenti politici con campagne dei mass-media. E per non dimenticare Rosa Parks e la sua storia, nel 2011, la casa editrice Orecchio acerbo, in collaborazione proprio con Amnesty International, ha pubblicato “L’autobus di Rosa”. Si tratta di un libro illustrato per bambini, scritto da Fabrizio Silei, autore di racconti per bambini, e Maurizio Quarello.

Ma non è solo l’Italia a vivere in un clima di intolleranza e di discriminazione, è l’intera Europa a essere interessata da queste correnti razziste e xenofobe.

Il mondo, da Rosa Parks, quanto è cambiato? La Storia cosa ci ha insegnato? Se ancora siamo qui a riparlare di razzismo come si faceva nel 1955, probabilmente i fatti non ci hanno lasciato molto. La Storia inesorabilmente si ripete.

E la Storia, come cantava De Gregori, siamo noi.