Sanità in Calabria, ospedale di Polistena: sindaci e partiti chiedono soluzioni

Tridico
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Crisi sanità Calabria, Polistena al centro della protesta e del dibattito politico

La situazione dell’ospedale di Polistena continua a far discutere politica e cittadini in Calabria. Dopo giorni di presidio permanente dei comitati locali, operatori sanitari e cittadini, oggi arrivano reazioni forti dai principali esponenti politici e dai sindacati, evidenziando la crescente preoccupazione per il futuro del presidio e dei reparti nevralgici come Anestesia e Rianimazione.

Pasquale Tridico, europarlamentare e già candidato alla presidenza della Regione Calabria, ha definito la possibile chiusura dell’ospedale come “il simbolo del fallimento della gestione sanitaria di Roberto Occhiuto”. In un lungo intervento, Tridico ha sottolineato come l’assenza di anestesisti non sia un imprevisto, ma il risultato di programmazione inesistente, concorsi tardivi e gestione emergenziale. «Difendere l’ospedale di Polistena significa difendere il diritto alla salute, la dignità dei territori e il futuro della Calabria», ha dichiarato, criticando le soluzioni tampone proposte dall’Asp, come le proroghe mensili del personale, definite “una presa in giro”.

Anche il senatore Nicola Irto, segretario del Pd Calabria, ha rilanciato la questione con un’interrogazione parlamentare urgente al ministro della Salute, chiedendo di chiarire se il governo sia a conoscenza che l’ospedale garantisce solo emergenza-urgenza per periodi limitati e se ritenga accettabile una struttura che serve circa 200mila persone operi con soluzioni precarie. Irto ha sottolineato che Polistena e Locri condividono analoga patologia, con reparti esposti a rischio continuo e attività ordinaria sospesa, e ha chiesto un intervento straordinario per rafforzare gli organici e garantire continuità assistenziale.

Anche i sindaci della Piana di Gioia Tauro, guidati da Michele Conia, hanno ribadito la necessità di soluzioni strutturali oltre l’accordo tampone di 30 giorni, che evita solo temporaneamente la chiusura dei reparti. Il consigliere regionale del Partito Democratico, Giuseppe Falcomatà, ha denunciato la confusione dell’organizzazione sanitaria territoriale, evidenziando che le misure adottate dall’Asp, arrivate solo dopo le proteste, non soddisfano la comunità e servono solo a posticipare i problemi senza risolverli.

Sulla stessa linea il sindacato USB, che ha espresso solidarietà ai cittadini impegnati nel presidio permanente. In un comunicato, il sindacato ha definito la mobilitazione giusta e necessaria e ha ribadito che la sanità pubblica calabrese ha bisogno di risorse stabili, personale assunto e programmazione, denunciando lo sversamento di fondi pubblici verso la sanità privata come ostacolo a riforme reali.

La mobilitazione, dunque, non è solo una questione locale, ma un segnale della profonda crisi della sanità pubblica calabrese, che coinvolge territori come la Piana di Gioia Tauro e la Locride, mettendo a rischio il diritto costituzionale alla cura per centinaia di migliaia di cittadini. Tra dichiarazioni politiche, interrogazioni parlamentari e presidi civici, la pressione sul governo regionale e nazionale cresce, con una richiesta chiara: soluzioni strutturali e durature, non palliativi temporanei.