Nuove pene per il voto di scambio: a Catanzaro il dibattito con Giarrusso e Leccese
CATANZARO, 13 NOV 2018 – È stato presentato ieri, nella suggestiva cornice della Sala delle Culture della Provincia di Catanzaro, il volume “Il voto di scambio politico mafioso”, scritto a quattro mani da Mario Michele Giarrusso, portavoce del Movimento 5 Stelle in Senato ed ex membro della Commissione nazionale Antimafia, e da Andrea Leccese, saggista e studioso dei fenomeni criminali.
L’incontro ha rappresentato non solo un momento di approfondimento culturale, ma anche un’occasione per discutere del lungo iter legislativo che ha condotto all’approvazione in Senato della modifica dell’articolo 416 ter del Codice penale, volto ad inasprire le pene per il reato di voto di scambio politico-mafioso.
Una legge nata nel 1992 e aggiornata nel tempo
Il reato di voto di scambio fu introdotto nel 1992, nel pieno della stagione stragista di Cosa Nostra, e subì una prima modifica nel 2014, con una controversa riduzione della pena del 42%. Il nuovo testo di legge, oggetto del dibattito, mira invece a rafforzare gli strumenti di contrasto, prevedendo pene comprese tra sei e dodici anni di reclusione per chi accetti – direttamente o indirettamente – la promessa di procurare voti in cambio di denaro o di qualsiasi altra utilità riconducibile a un’associazione mafiosa.
Inoltre, la pena è aumentata della metà se il candidato risulta eletto, un aggravante che intende colpire la concreta realizzazione del patto corruttivo.
Un dibattito di alto profilo
A moderare l’incontro è stato il giornalista Emiliano Morrone, che ha guidato un confronto tra Otello Lupacchini, procuratore generale, e Giuseppe d’Ippolito, giurista e deputato della Commissione Ambiente.
Nel corso del dibattito, Bianca Laura Granato, parlamentare del M5S, ha ricordato le parole del procuratore Nicola Gratteri, secondo cui «la ’ndrangheta condiziona fino al 30% del voto». Un dato che, secondo la Granato, impone di affrontare la questione «non solo sul piano legislativo, ma anche su quello culturale e politico».
«Se la Calabria vive una condizione di arretratezza e di inquinamento delle amministrazioni pubbliche – ha dichiarato – è dovere delle istituzioni rendere prioritario il contrasto del voto di scambio politico-mafioso».
Le criticità e le prospettive
L’avvocato Salvatore Gullì ha posto l’accento sulla complessità del fenomeno, definendolo «un problema di natura legislativa per affrontare una realtà tremendamente seria, quella della pervasività politico-sociale della mafia, dotata di potere intimidatorio, capacità economica e un vasto bacino elettorale».
Il nuovo testo amplia inoltre l’ambito del reato: non si parla più solo di denaro, ma anche di “altre utilità”, includendo così qualsiasi forma di vantaggio o beneficio. Un comma aggiuntivo prevede la punibilità anche per chi promette il favore, non solo per chi lo accetta.
Non sono mancate, tuttavia, le critiche dell’opposizione, che teme che l’ampliamento dell’oggetto del reato possa dar luogo a interpretazioni giurisprudenziali complesse, rendendo di fatto più difficile dimostrare il nesso corruttivo.

















