Wanda Ferro (FDI) su esame cardiologico fissato a maggio 2020 nell’ospedale di Serra San Bruno

Wanda Ferro
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Il caso della sanità pubblica a Serra San Bruno, in provincia di Vibo Valentia, riaccende il dibattito sui tempi di attesa per le prestazioni diagnostiche: un esame cardiologico per un paziente di 83 anni sarebbe stato programmato a oltre due anni di distanza, sollevando dure critiche sulla gestione del sistema sanitario regionale

La sanità pubblica torna al centro delle polemiche in Calabria dopo un episodio registrato all’ospedale di Serra San Bruno, in provincia di Vibo Valentia, dove un esame cardiologico destinato a un paziente di 83 anni sarebbe stato fissato per il mese di maggio 2020, a distanza di oltre due anni dalla prenotazione. Un caso che ha immediatamente sollevato interrogativi sulla sostenibilità dei tempi di attesa e sull’effettiva capacità del sistema sanitario di rispondere ai bisogni dei cittadini.

La vicenda della sanità pubblica evidenzia ancora una volta le difficoltà strutturali del sistema sanitario regionale, soprattutto nei territori più periferici e complessi dal punto di vista logistico. In aree montane come quelle delle Serre, infatti, la distanza dalle strutture e le condizioni della viabilità rendono ancora più critico l’accesso alle cure, soprattutto per pazienti anziani o fragili.

Il caso è stato commentato duramente anche a livello politico. A intervenire è stata la deputata e consigliere regionale di Fratelli d’Italia Wanda Ferro, che ha denunciato la situazione come emblematica di un sistema in sofferenza e incapace di garantire tempi di risposta adeguati per prestazioni diagnostiche essenziali. Nel suo intervento ha sottolineato come la sanità pubblica rischi di trasformarsi in un percorso a ostacoli, spingendo i cittadini verso il settore privato o, nei casi più gravi, alla rinuncia alle cure.

“Sono sconcertata per quanto avvenuto all’ospedale di Serra San Bruno, dove ad un 83enne è stato fissato un esame cardiologico per il maggio del 2020, cioè tra oltre due anni. Un vero e proprio insulto nei confronti di una persona che necessita di accertamenti sul proprio stato di salute, ma soprattutto una imbarazzante ammissione di resa della sanità pubblica di fronte ai bisogni dei cittadini. Prenotare un esame diagnostico a distanza di due anni significa costringere un paziente a rivolgersi ad una struttura privata o, come purtroppo spesso avviene, a rinunciare all’esame, considerato che soprattutto in territori montani come quelli delle Serre, gravemente penalizzati nei collegamenti e da una viabilità disastrata, non è facile per un anziano recarsi presso altre strutture sanitarie. Spero non siano questi i progressi nel settore della specialistica ambulatoriale pubblica sbandierati dal Commissario Scura per giustificare i tagli alle strutture private. Credo che della vicenda, ma più in generale dei lunghi tempi di attesa per la diagnostica che quotidianamente vengono denunciati in tutte le aziende sanitarie e ospedaliere della Calabria, a causa di carenze strutturali e organizzative i cui effetti vengono arginati soltanto dall’abnegazione di medici e personale sanitario, debba occuparsi il Consiglio regionale e in particolare la commissione Sanità. Auspico inoltre che il nuovo governo ponga fine una volta per tutte ad un Commissariamento della sanità calabrese, che oltre a non avere ottenuto i risultati prefissati sta fornendo al governo regionale un comodo pretesto per assolversi dalle proprie responsabilità, mentre proprio oggi il presidente Oliverio ammette di non essere riuscito ad interloquire con il governo nazionale guidato dal suo stesso partito, e di avere sbagliato a minacciare di incatenarsi a Roma per poi non fare nulla”.

Il caso della sanità pubblica di Serra San Bruno si inserisce così in un quadro più ampio di criticità che da anni caratterizzano il sistema sanitario regionale, tra carenze organizzative, liste d’attesa sempre più lunghe e difficoltà di accesso alle prestazioni essenziali, soprattutto nei centri più isolati.