Dalla Calabria alla Lombardia: smantellata la rete mafiosa dei Chindamo e Lamari

Appalti, armi e droga: la DDA di Reggio Calabria chiude il cerchio sull’inchiesta “Operazione “LEX”. Tre condanne per mafia a Laureana di Borrello.

LAUREANA DI BORRELLO (RC), 9 NOV 2018 – Nelle prime ore del 9 novembre 2018, i Carabinieri della Compagnia di Gioia Tauro, con il supporto dello Squadrone Eliportato Cacciatori Calabria di Vibo Valentia, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Reggio Calabria – Sezione G.I.P., su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia reggina, diretta dal Procuratore Giovanni Bombardieri.

Il provvedimento ha colpito Alberto Chindamo (30 anni), Giovanni Sibio (29) e Francesco Lamanna (32), ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione mafiosa e intestazione fittizia di beni, aggravati dalla finalità di agevolare la ’ndrangheta, in particolare la Locale di Laureana di Borrello, articolazione territoriale delle famiglie “Ferrentino-Chindamo” e “Lamari”, attiva nel comune reggino e con ramificazioni fino in Lombardia.

Le indagini

L’operazione trae origine dalle risultanze emerse nel corso dell’inchiesta “LEX”, condotta dai Carabinieri di Gioia Tauro sotto il coordinamento del Procuratore Aggiunto Calogero Gaetano Paci e del Sostituto Procuratore Giulia Pantano della DDA di Reggio Calabria. Le indagini, avviate nel 2014, avevano già portato a individuare 42 indagati ritenuti appartenenti o contigui alle cosche “Lamari” e “Chindamo-Ferrentino”, operanti non solo nel territorio di Laureana ma anche in altre città italiane.

Gli investigatori hanno ricostruito una fitta rete criminale capace di esercitare un controllo mafioso sull’intera comunità, imponendo la propria influenza anche sulla gestione degli appalti pubblici comunali. Dalle indagini è emerso che il Comune di Laureana di Borrello fosse, da anni, condizionato dalle cosche locali, che grazie alla compiacenza di alcuni politici, erano riuscite a ottenere l’aggiudicazione di lavori pubblici e a rafforzare il proprio potere economico e territoriale.

I fermi e le ramificazioni al Nord

I fermi di polizia giudiziaria, emessi in via d’urgenza per il concreto pericolo di fuga, permisero di arrestare in breve tempo soggetti con ruoli di vertice nelle cosche “Ferrentino-Chindamo” e “Lamari”, riconducibili alla Locale di Laureana di Borrello del Mandamento Tirrenico.
Le ramificazioni del sodalizio criminale si estendevano in tutta la provincia reggina e in diverse province lombarde, tra cui Milano, Varese, Pavia e Como.

Le condanne

Il Tribunale di Reggio Calabria, il 16 ottobre scorso, ha emesso la sentenza di condanna nei confronti dei tre imputati.

  • Alberto Chindamo: condannato a 13 anni e 4 mesi di reclusione. Ritenuto capo, promotore e organizzatore dell’associazione, con compiti di pianificazione delle azioni criminali, gestione delle armi e rapporti con le altre articolazioni della ’ndrangheta.
  • Giovanni Sibio: condannato a 10 anni e 8 mesi di reclusione. Considerato partecipe alla cosca Chindamo–Ferrentino, con il ruolo di armiere e responsabile della coltivazione e vendita di sostanze stupefacenti, sempre a disposizione degli interessi della cosca.
  • Francesco Lamanna: condannato a 11 anni di reclusione. Appartenente alla cosca Lamari, era stato intestatario fittizio della ditta edile “Dima Costruzioni” di Voghera (PV), utilizzata per coprire attività illecite. Svolgeva anche funzioni di controllo del territorio in qualità di “picciotto di giornata”, riferendo al capo Enzo Lamari gli spostamenti dei membri delle cosche rivali.

Al termine degli adempimenti di rito, i tre condannati sono stati tradotti presso la Casa Circondariale di Reggio Calabria, dove restano a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.