Dalla tavola contadina al simbolo dell’estate calabrese: la Fresa Cunzata torna protagonista tra tradizione, gusto e riscoperta identitaria
In Calabria, l’estate non si annuncia solo con il sole rovente o il mare cristallino. Si manifesta soprattutto a tavola, con quei sapori autentici che raccontano storie antiche e convivialità sincera. Tra questi, uno dei più iconici è la Fresa Cunzata, piatto povero solo all’apparenza, ma ricco di significato, memoria e gusto.
Una storia che profuma di grano e olio
La fresa – o fresella – è un pane biscottato di grano duro, tipico del sud Italia, la cui origine si perde nei secoli. Pare fosse già conosciuto dai Greci e utilizzato dai marinai perché si conservava a lungo. Oggi, questo disco croccante viene rinvigorito da un gesto semplice quanto sacro: il “cunzu”, ovvero il condimento.
Nel dialetto calabrese, “cunzata” vuol dire “condita”. E non c’è condimento più sincero di quello fatto con pomodori maturi, olio extravergine d’oliva, sale, origano e – a seconda della zona – cipolla di Tropea, acciughe, olive nere o ’nduja. È un piatto che nasce dalla terra e dal sole, senza bisogno di cottura, ideale per affrontare il caldo con gusto e leggerezza.
Preparazione: l’arte della semplicità
La Fresa Cunzata è semplice da preparare, ma ogni gesto ha la sua importanza:
- Inzuppare, non affogare: la fresa va appena bagnata sotto l’acqua fredda per ammorbidirsi, ma deve restare parzialmente croccante.
- Condire con amore: pomodori tagliati a pezzetti, conditi in una ciotola con olio evo, origano, sale e un tocco di peperoncino. Il tutto va disposto sopra la fresa ancora fresca.
- Arricchire secondo tradizione: chi ama i sapori forti può aggiungere cipolla rossa di Tropea, acciughe sott’olio o una punta di ’nduja per un finale piccante e deciso.
Un piatto, mille significati
La Fresa Cunzata non è solo un piatto: è una finestra aperta sulla cultura gastronomica calabrese. Rappresenta la filosofia del recupero, l’arte di nobilitare ingredienti semplici trasformandoli in qualcosa di indimenticabile. Ma è anche un rituale sociale, spesso servita durante le merende all’aperto, nelle sagre o nei pranzi in famiglia.
In un mondo che corre veloce, la Fresa Cunzata ci invita a fermarci, condividere, riscoprire. Ogni morso è un tuffo nella memoria, in un’estate che profuma di basilico, risate e tramonti sul Tirreno.
Il perfetto abbinamento
Un bicchiere di Cirò rosato, fresco e leggermente fruttato, accompagna perfettamente la sapidità del piatto. Oppure, per chi preferisce le bollicine, una gassosa artigianale al limone calabrese può essere l’accostamento più popolare durante i picnic estivi.
Perché amarla?
- È facile e veloce da preparare.
- Non richiede cottura, perfetta nei mesi caldi.
- È economica, ma ricchissima di gusto.
- Si può personalizzare con mille varianti, restando sempre fedele alla tradizione.
In conclusione
In un’epoca dove il “fast” domina, la Fresa Cunzata ci ricorda il valore del tempo, della semplicità e del gusto autentico. È l’abbraccio della nonna, il pranzo dopo un bagno al mare, il profumo delle campagne calabresi al tramonto. Non è solo cibo: è identità, storia e amore.
















