L’Unesco riconosce il valore culturale della cucina italiana

pasta nduja e ricotta
pasta nduja e ricotta

La cucina italiana riceve il primo sì tecnico dall’Unesco: pizza, pasta e tradizioni culinarie riconosciute come patrimonio immateriale dell’umanità in attesa della decisione finale a dicembre

La cucina italiana compie un passo storico verso il riconoscimento come Patrimonio culturale immateriale dell’Umanità. Il comitato tecnico dell’Unesco ha infatti espresso parere positivo sul dossier di candidatura, aprendo la strada alla decisione politica finale che sarà presa a dicembre a New Delhi.

Si tratta di un traguardo atteso da anni, frutto della collaborazione tra Ministero dell’Agricoltura, Ministero della Cultura e Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco. Il dossier, intitolato La cucina italiana tra sostenibilità e biodiversità, racconta non solo piatti iconici come pizza e spaghetti, ma l’intero patrimonio di saperi, tradizioni e gesti quotidiani che definiscono l’identità gastronomica del Paese.

Secondo gli esperti dell’agenzia Onu, la cucina italiana svolge una funzione di coesione sociale, trasmissione della conoscenza e tutela della biodiversità alimentare. È un “modello di equilibrio tra innovazione e tradizione”, capace di preservare la memoria storica e al tempo stesso evolversi in chiave creativa, valorizzando ingredienti locali e pratiche sostenibili.

La candidatura ha suscitato entusiasmo tra chef, istituzioni e produttori. Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha definito il parere dell’Unesco “una giornata storica, un riconoscimento del modo di vivere che ruota intorno alla tavola”. Massimo Bottura, Antonino Cannavacciuolo, Gennaro Esposito e Cristina Bowerman hanno sottolineato come la forza della cucina italiana non risieda solo nei piatti, ma nella capacità di raccontare territori e storie.

Il valore della tradizione culinaria italiana non riguarda solo le piazze e i ristoranti, ma anche le cucine domestiche. Preparare e condividere il cibo, tramandare ricette, educare al gusto e al rispetto degli ingredienti sono aspetti fondamentali riconosciuti dall’Unesco. La candidatura ha raccolto contributi da università, associazioni, consorzi e piccoli produttori, raccontando la ricchezza dei paesaggi agricoli e la varietà dei prodotti tipici.

Se confermata dalla votazione finale del Comitato intergovernativo, la cucina italiana si aggiungerebbe alla dieta mediterranea, al canto a tenore sardo e all’arte del pizzaiolo napoletano tra i patrimoni culturali immateriali riconosciuti dall’Unesco. Un riconoscimento che consacrerebbe ufficialmente ciò che il mondo già sa: che una pizza fumante o un piatto di spaghetti al pomodoro sono molto più di un pasto, ma un simbolo di cultura, bellezza e condivisione.