La Calabria conquista il primato della campagna olearia 2025/26: con 40mila tonnellate di olio guida il Sud, mentre Puglia e Sicilia completano l’80% della produzione nazionale e il Centro-Nord
La Calabria si conferma cuore pulsante dell’olivicoltura italiana e conquista il titolo di “regina” della produzione olearia per la campagna 2025/2026. Secondo le stime diffuse da Italia Oggi–Teatro Naturale, la regione raggiungerà quota 40mila tonnellate di olio, diventando punto di riferimento per l’intero comparto nazionale.
Un primato che si innesta su una tradizione millenaria: con circa 200mila ettari coltivati a uliveti e un patrimonio di cultivar autoctone tra i più ricchi d’Italia, la Calabria continua a legare la propria identità al simbolo dell’ulivo, custode di paesaggi e cultura.
Il peso del Mezzogiorno
A trainare la produzione nazionale sarà ancora una volta il Sud, che da solo coprirà l’80% del fabbisogno italiano. Accanto alla Calabria, anche Puglia e Sicilia reciteranno un ruolo da protagoniste: la prima, come sempre leader per volumi, con una stima di 150mila tonnellate; la seconda con 35mila tonnellate.
Diversa la situazione nel Centro-Nord, dove il caldo anomalo di giugno e luglio e l’attacco della mosca olearia a fine settembre hanno ridotto le rese e frenato la qualità del raccolto.
Prezzi e mercato
Nonostante le difficoltà climatiche e fitosanitarie, i prezzi non mostrano segni di crollo. L’olio extravergine italiano si mantiene stabilmente sopra i 9 euro al chilo, con una forbice significativa rispetto ai prodotti comunitari: sugli scaffali la differenza si aggira intorno ai 4 euro al litro.
Un segnale che conferma la forza del Made in Italy, ma che al tempo stesso apre il dibattito sulla competitività del settore e sulla capacità dei consumatori di reggere un mercato sempre più esigente.

















