Concorso per 349 infermieri, gli Opi alzano la voce: “Commissione da rivedere”

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Concorso per 349 infermieri in Calabria, esplode il caso della commissione: al centro il tema dell’autorevolezza professionale

La selezione pubblica per l’assunzione di 349 infermieri a tempo indeterminato nelle aziende sanitarie calabresi, considerata una delle più rilevanti operazioni di reclutamento degli ultimi anni nel sistema sanitario regionale, si trova improvvisamente al centro di un acceso confronto istituzionale. A sollevare la questione è il Coordinamento regionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche (Opi), che contesta la composizione della commissione esaminatrice nominata da Azienda Zero e chiede una revisione dell’intero impianto decisionale.

La vicenda, tuttavia, va oltre la semplice disputa amministrativa. Sullo sfondo emerge una questione più ampia: il riconoscimento del ruolo e delle competenze della professione infermieristica all’interno dei processi decisionali che riguardano direttamente il suo futuro.

Una selezione strategica per il sistema sanitario calabrese

Il concorso rappresenta una risposta concreta alla cronica carenza di personale infermieristico che negli ultimi anni ha interessato la Calabria, aggravata dai pensionamenti, dalla mobilità verso altre regioni e dalle difficoltà di reclutamento che interessano l’intero Paese.

L’ingresso di 349 nuovi professionisti potrebbe incidere significativamente sulla tenuta organizzativa degli ospedali e dei servizi territoriali, contribuendo a ridurre i carichi di lavoro e a migliorare la qualità dell’assistenza erogata ai cittadini.

Proprio per l’importanza strategica della procedura, la composizione dell’organismo incaricato di valutare i candidati assume un valore che va ben oltre gli aspetti formali.

La contestazione degli Ordini: «Mancato coinvolgimento»

Nel documento inviato ai vertici di Azienda Zero, alla Presidenza della Regione Calabria e alla Federazione nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche, il Coordinamento degli Opi denuncia anzitutto l’assenza di un confronto preventivo.

Secondo gli Ordini professionali, la mancata interlocuzione appare difficilmente giustificabile alla luce del ruolo istituzionale che essi svolgono nella rappresentanza della professione e nelle attività di tutela della qualità dell’esercizio professionale.

Non si tratta soltanto di una rivendicazione formale. Gli Opi sostengono infatti di aver collaborato negli anni con le aziende sanitarie regionali su formazione, organizzazione dei servizi e sviluppo professionale, maturando un patrimonio di competenze che avrebbe potuto essere valorizzato anche nella definizione della commissione esaminatrice.

Il nodo delle competenze

La parte più delicata della contestazione riguarda però il profilo professionale di alcuni commissari.

Secondo quanto evidenziato dal Coordinamento regionale, almeno due componenti della commissione non sarebbero in possesso di una laurea, pur essendo chiamati a valutare candidati che hanno conseguito una laurea in Infermieristica e che dovranno operare in un sistema sanitario sempre più complesso e caratterizzato da elevate responsabilità cliniche e organizzative.

Una circostanza che gli Ordini definiscono problematica non tanto sul piano formale, quanto su quello sostanziale: chi valuta deve possedere competenze adeguate e coerenti con il livello professionale richiesto ai candidati.

A suscitare ulteriori perplessità è anche la scelta del presidente della commissione, individuato in uno specialista in gastroenterologia. Una figura certamente autorevole nel proprio ambito medico, ma che, secondo gli Opi, non presenterebbe una connessione diretta con le discipline infermieristiche oggetto della selezione.

Una professione sempre più specialistica

La polemica riporta al centro dell’attenzione un cambiamento spesso sottovalutato: la professione infermieristica non è più da tempo una professione ausiliaria, ma una disciplina autonoma con propri percorsi universitari, ricerca scientifica, master specialistici e competenze avanzate.

Negli ultimi vent’anni l’infermieristica italiana ha conosciuto una profonda evoluzione accademica e professionale. Oggi esistono lauree magistrali, dottorati di ricerca, docenti universitari e ricercatori che producono evidenze scientifiche in ambito assistenziale, organizzativo e gestionale.

È proprio su questo punto che gli Ordini calabresi insistono: la regione dispone di professionisti altamente qualificati che avrebbero potuto contribuire alla selezione dei candidati con competenze specifiche e aggiornate.

Il tema dell’autonomia professionale

Dietro la richiesta di modifica della commissione emerge una questione più ampia che interessa l’intero sistema sanitario nazionale: fino a che punto le professioni sanitarie devono essere protagoniste nella definizione delle procedure che riguardano il proprio reclutamento?

La crescente autonomia professionale degli infermieri, riconosciuta dalla normativa e consolidata dall’evoluzione dei percorsi formativi, rende sempre più centrale il tema della rappresentanza tecnica nelle commissioni di concorso.

Per molti osservatori, la qualità di una selezione dipende non soltanto dalla trasparenza delle procedure, ma anche dalla capacità di valutare i candidati attraverso criteri coerenti con l’evoluzione scientifica e professionale della disciplina.

Le richieste ad Azienda Zero

Alla luce delle criticità evidenziate, il Coordinamento degli Opi della Calabria ha avanzato richieste precise.

La prima riguarda la revoca e la successiva riformulazione della delibera di nomina della commissione esaminatrice. La seconda punta alla creazione di un tavolo istituzionale permanente che coinvolga gli Ordini professionali nella definizione dei criteri di scelta dei commissari per i futuri concorsi.

Infine, viene chiesta la pubblicazione e la trasmissione dei curricula dei componenti già nominati, nell’ottica di garantire la massima trasparenza e consentire una valutazione oggettiva delle competenze possedute.

Una vicenda che va oltre il concorso

La controversia aperta attorno al concorso per 349 infermieri non riguarda soltanto la legittimità di alcune nomine. Essa rappresenta il sintomo di una trasformazione più profonda del sistema sanitario, nel quale le professioni chiedono un ruolo sempre più attivo nei processi decisionali che ne determinano l’organizzazione e il futuro.

La risposta delle istituzioni regionali e di Azienda Zero sarà determinante non solo per l’esito della procedura concorsuale, ma anche per definire il modello di relazione tra amministrazioni pubbliche e professioni sanitarie in una regione che continua a confrontarsi con la necessità di rafforzare il proprio sistema assistenziale.