Tra radici familiari spezzate e un talento precoce radicato nella determinazione, una studentessa della provincia di Cosenza trova spazio negli Stati Uniti per studiare i tumori rari e dare un senso alla perdita che ha segnato la sua adolescenza
La storia di Angela, giovane ricercatrice calabrese che oggi lavora nei laboratori oncologici di Boston, è un viaggio che nasce dal dolore e si trasforma in determinazione. Come riportato dal Corriere della Calabria, il suo percorso racconta quanto le radici possano diventare spinta e non limite.
A ventidue anni, originaria della provincia di Cosenza e oggi studentessa di Medicina a Roma, Angela è riuscita a ottenere un posto nei laboratori statunitensi specializzati nello studio dei tumori rari, collaborando con équipes internazionali. Un traguardo che affonda le sue origini in un evento che ha segnato profondamente la sua adolescenza.
Aveva sedici anni quando la morte improvvisa del padre — stimato psichiatra della zona — ha interrotto bruscamente la normalità quotidiana. Nessun sintomo, nessun segnale: un malore fulmineo e poi la diagnosi di un tumore raro, impossibile da intercettare. Quel vuoto, racconta, è stato l’inizio di una ricerca ostinata di risposte. Nel giro di pochi mesi ha acquistato un manuale di patologia e ha iniziato a studiare da sola, annotando domande, intuizioni, ipotesi.
Da quella spinta sono nati i primi contatti con ricercatori italiani e stranieri, spesso conosciuti per caso, e un’esperienza formativa negli Emirati Arabi, dove ha approfondito la salute pubblica e la complessità delle neoplasie rare. Tornata in Calabria, ha costruito una rete scientifica sempre più solida, capace di superare confini regionali e internazionali.
La svolta decisiva arriva nel 2022: una e-mail dal Massachusetts — risposta a una delle tante cold mail inviate a laboratori nel mondo — la conduce a Boston, ad Harvard, in un centro di patologia oncologica. Il colloquio, poi l’invito a uno stage estivo. A soli diciannove anni è la più giovane del gruppo, ma viene accolta come una collega a tutti gli effetti.
Oggi vive tra Roma e gli Stati Uniti e contribuisce a studi sulla mappatura genetica dei tumori pancreatici. Il suo lavoro è seguito anche dal Broad Institute e dal Dana-Farber Cancer Institute, poli d’eccellenza nella ricerca sul cancro. Eppure il suo punto di riferimento resta la Calabria: «Non dimentico da dove vengo», ripete spesso, sottolineando come le radici siano una bussola più che un vincolo. Il suo sogno è tornare un giorno e riportare a casa ciò che ha imparato.
Dalla sua esperienza emerge un messaggio essenziale: il dolore non può essere evitato, ma può essere trasformato. Si può studiare, chiedere aiuto, riprovare. Nei corridoi americani la chiamano “la ragazza col sole”, per un piccolo tatuaggio dedicato al padre e per il modo gentile con cui si avvicina ai pazienti. «L’empatia non è un talento, è un allenamento», afferma.
Ed è grazie a quelle radici — ferite ma salde — che Angela continua a guardare avanti. E noi non possiamo che ringraziare il Corriere della Calabria per aver portato alla luce questa storia, perché sono proprio queste le storie che a noi di Calabria Magnifica piacciono: quelle che mostrano cosa può nascere quando talento, dolore e appartenenza si intrecciano.


















