Mobilità sanitaria: accordo tra Calabria ed Emilia-Romagna per riequilibrare i flussi e garantire trasparenza
BOLOGNA, 12 NOV 2025 – Un passo concreto verso una gestione più equa e sostenibile della mobilità sanitaria interregionale. È stato infatti siglato un accordo triennale tra la Regione Calabria e la Regione Emilia-Romagna, con l’obiettivo di regolare in modo chiaro i flussi economici e i rapporti di compensazione legati alle cure ricevute dai cittadini fuori dalla propria regione di residenza.
L’intesa, valida dal 1° novembre 2025 al 31 dicembre 2027, nasce ai sensi dell’articolo 1, comma 320, della Legge di Bilancio 2024, che consente alle Regioni di stipulare accordi bilaterali per una gestione diretta dei flussi di pazienti e risorse economiche.
L’obiettivo è ambizioso ma necessario: ridurre gli squilibri storici a danno della Calabria, garantendo trasparenza, appropriatezza delle cure e parità di accesso ai servizi sanitari.
Tetti di spesa e controlli rigorosi
Il nuovo accordo introduce tetti di spesa precisi per le prestazioni sanitarie, distinguendo tra strutture pubbliche e private.
Per la Calabria, i limiti sono fissati a:
- 400.000 euro per i ricoveri in strutture pubbliche;
- 350.000 euro per i ricoveri in strutture private accreditate;
- 53.500 euro per la specialistica ambulatoriale pubblica;
- 26.300 euro per quella privata.
L’Emilia-Romagna, invece, gestirà volumi molto più elevati, con un valore complessivo che supera i 20 milioni di euro, segno della forte attrattività del suo sistema sanitario e del numero consistente di pazienti calabresi che vi si rivolgono.
Per evitare eccessi di spesa, l’intesa introduce un meccanismo di regressione tariffaria: in caso di superamento dei volumi concordati, le tariffe di rimborso verranno automaticamente ridotte in modo proporzionale.
Una misura, questa, pensata per contenere i costi, migliorare la programmazione sanitaria e scoraggiare eventuali “eccessi produttivi”.
Commissione paritetica e verifiche di qualità
Le due Regioni istituiranno una Commissione paritetica, con il supporto tecnico dell’Agenas, per controllare l’appropriatezza e la qualità delle prestazioni erogate ai cittadini non residenti.
La Commissione potrà richiedere documentazione clinica, riesaminare i casi dubbi e escludere dai rimborsi le prestazioni non conformi agli standard, contrastando così la cosiddetta mobilità inappropriata.
Un punto centrale dell’accordo riguarda la parità di trattamento tra residenti e non residenti: le strutture sanitarie dovranno garantire gli stessi tempi di attesa e le medesime priorità per tutti i pazienti.
Inoltre, per contrastare la mobilità indotta – ovvero lo spostamento dei pazienti legato all’attività privata dei professionisti – viene vietata l’attività libero-professionale cross-regionale.
I medici e gli operatori delle due Regioni, dunque, non potranno esercitare attività intramoenia o extramoenia nella Regione partner, così da evitare conflitti di interesse e garantire piena trasparenza tra pubblico e privato.
L’intesa prevede un monitoraggio costante dei flussi e dei costi di mobilità sanitaria.
Calabria ed Emilia-Romagna si incontreranno almeno una volta all’anno per valutare i dati consuntivi, aggiornare i tetti di spesa e risolvere eventuali controversie in sede di Commissione paritetica, privilegiando il dialogo istituzionale.
Un accordo per il futuro della sanità calabrese
Il documento si ispira ai principi di equità, sostenibilità e trasparenza del Servizio Sanitario Nazionale.
Per la Calabria, storicamente penalizzata da un saldo negativo nella mobilità sanitaria, l’accordo rappresenta un passo importante verso l’autosufficienza sanitaria regionale e una gestione più equilibrata dei rapporti con le Regioni del Centro-Nord.
Un’intesa, dunque, che non è solo amministrativa, ma anche strategica: un segnale di collaborazione interregionale per garantire ai cittadini calabresi cure di qualità, senza dover affrontare lunghi viaggi per riceverle.


















