Ospedali montani calabresi al centro di una proposta di legge depositata in Consiglio regionale: il comitato La Cura chiede presìdi più attrezzati e una gestione unitaria per Acri, San Giovanni in Fiore, Serra San Bruno e Soveria Mannelli
Una proposta di legge di iniziativa popolare per rilanciare e rafforzare gli ospedali montani della Calabria è stata depositata ieri presso il Consiglio regionale. Il testo, promosso dal comitato La Cura, punta alla riorganizzazione e al potenziamento dei presìdi di Acri (provincia di Cosenza), San Giovanni in Fiore (Cosenza), Serra San Bruno (Vibo Valentia) e Soveria Mannelli (Catanzaro), giudicati oggi non più adeguati a garantire un diritto alla salute effettivo nei territori interni.
Il cuore della proposta riguarda la trasformazione degli ospedali montani in strutture spoke, con un livello di dotazioni e servizi decisamente superiore all’attuale, e l’istituzione di una unica Azienda ospedaliera incaricata della gestione dei quattro presìdi. Una scelta che, secondo i promotori, consentirebbe sia una maggiore disponibilità di personale medico, sia una riduzione dei costi complessivi, superando la frammentazione gestionale che negli anni ha indebolito l’offerta sanitaria.
Nei prossimi dieci giorni il Consiglio regionale procederà alla vidimazione delle schede per avviare la raccolta delle 5mila firme necessarie alla presentazione formale della legge. La campagna partirà contemporaneamente in tutta la Calabria, coinvolgendo cittadini e comunità delle aree montane.
Il testo normativo è stato redatto dal medico Tullio Laino, esperto di diritto sanitario, e rappresenta l’evoluzione di un progetto già elaborato negli anni insieme al chirurgo del Policlinico Gemelli Giuseppe Brisinda e al giornalista Emiliano Morrone, componente del comitato La Cura e da tempo impegnato sul fronte della sanità calabrese. Una prima versione era stata illustrata nel 2020 al Consiglio comunale di San Giovanni in Fiore e alle organizzazioni sindacali locali, ma allora le istituzioni avevano optato per una soluzione più limitata.
La nuova proposta introduce una svolta strutturale, prevedendo presìdi dotati di Chirurgia generale, Terapia intensiva e Cardiologia interventistica, elementi ritenuti essenziali per garantire un sistema di emergenza-urgenza realmente funzionante nelle zone montane.
Secondo Tullio Laino, «la cosa migliore da fare è approvare ora questo articolato di legge regionale, alla luce dell’indirizzo politico dell’attuale governo nazionale, che sembra voler premiare i grandi ospedali e abbandonare i più piccoli al loro destino».
Per Giovanni Iaquinta, rappresentante del comitato per San Giovanni in Fiore, «non può esistere un sistema di emergenza-urgenza senza ospedali realmente attrezzati, capaci di curare i pazienti sul posto e quindi di rispondere ai bisogni sanitari dei territori».
Alessandro Sirianni, referente per Soveria Mannelli, evidenzia che «dopo 16 anni di gestione commissariale della sanità calabrese da parte del governo nazionale, è arrivato il momento di dare risposte vere alle aree montane, che finora sono rimaste ai margini».
Per Silvio Tunnera, dell’area di Acri, «questa proposta di legge è idonea a sanare una ferita grave, rimasta aperta per troppo tempo, sul principio che le comunità di montagna hanno addirittura una dignità costituzionale».
Infine Rocco La Rizza, in rappresentanza di Serra San Bruno, sottolinea che «la strada dell’iniziativa popolare è decisiva, perché dimostra che i territori sono in grado, uniti, di elaborare e pretendere soluzioni efficaci, indispensabili per contrastare lo spopolamento delle aree montane, ridurre le disuguaglianze nell’accesso alle cure e dare anche una spinta all’economia locale».
Al deposito della proposta erano presenti anche Rosamaria Audino, Ferruccio Codeluppi, Santo Bifano e Riccardo Allevato, componenti del comitato La Cura.


















