Sanità, a Cosenza il confronto pubblico di “Discute la città”

Bianca Rende
Bianca Rende

Sanità e diritti al centro del secondo incontro di “Discute la città”: numeri, testimonianze e proposte per una sanità calabrese più equa, dall’ospedale Annunziata al nuovo Hub

La sanità come diritto costituzionale e come problema quotidiano irrisolto. È da qui che è ripartito il secondo appuntamento di “Discute la città”, il ciclo di incontri promosso dalla consigliera comunale Bianca Rende a Cosenza, in provincia di Cosenza, per riportare il dibattito pubblico sui nodi strutturali che attraversano la comunità. Dopo una fase iniziale dedicata all’ascolto dei comitati civici, il confronto si è concentrato su uno dei temi più urgenti e divisivi per la Calabria.

Nel suo intervento introduttivo, Bianca Rende ha richiamato il principio sancito dall’articolo 32 della Costituzione, sottolineando il divario crescente tra tutela formale e realtà vissuta dai cittadini. «Oggi il diritto alla salute non è sempre garantito. Un diritto che dovrebbe essere minimo, irrinunciabile, viene invece esercitato con enorme difficoltà» (Bianca Rende). A sostegno, dati che parlano chiaro: nel 2025 circa 600mila calabresi hanno rinunciato alle cure, mentre quasi l’80% di chi si è curato lo ha fatto nel privato, con una spesa media di 225 euro a prestazione. Un quadro che descrive una sanità pubblica indebolita e una privatizzazione di fatto.

Tra le criticità emerse, la migrazione sanitaria, conseguenza diretta di liste d’attesa interminabili e di budget esauriti nel privato convenzionato. «Prestazioni diagnostiche fondamentali diventano inaccessibili, costringendo i pazienti a spostarsi in altre regioni. È un paradosso: la Regione Calabria finisce per rimborsare esami che potrebbero essere garantiti sul territorio» (Bianca Rende).

Il dibattito ha visto una partecipazione ampia e trasversale, con la presenza di Giuseppe Mazzuca, Francesco Alimena, Filomena Greco, Giacomo Mancini, Carlo Guccione, Elio Bozzo, Sandro Scalercio, Franco Bartucci, Anna De Vincenti, Raffaella Formisani, Paolo Veltri, Carlo De Gaetano, Daniela Francini, Mimmo Passarelli e del professor Luigi Gallo, oltre a numerosi consiglieri comunali.

Particolarmente toccante la testimonianza di Caterina Perri, vedova di Serafino Congi, che da oltre un anno attende risposte sul mancato arrivo di un’ambulanza medicalizzata a San Giovanni in Fiore, episodio che avrebbe potuto evitare una tragedia. Un racconto che ha riportato al centro il tema delle responsabilità e della necessità di fare piena chiarezza su morti che, secondo molti interventi, non possono più essere archiviate come fatalità.

Sotto la lente anche la situazione dell’ospedale dell’Annunziata di Cosenza, Hub provinciale con meno di 400 posti letto attivi a fronte dei 777 previsti. Un deficit che si traduce in pronto soccorso congestionati, ambulanze in attesa e personale insufficiente, chiamato a supplire alle carenze degli ospedali territoriali.

Ampio spazio è stato dedicato alla scelta regionale di collocare il nuovo ospedale Hub ad Arcavacata, fuori dal territorio comunale di Cosenza, in relazione al corso di Medicina dell’Università della Calabria. «Siamo felicissimi per l’attivazione del corso di Laurea, ma un ospedale deve rispondere prima di tutto ai bisogni dei malati» (Bianca Rende). Dal confronto è emersa la proposta di due strutture distinte, una assistenziale e una di ricerca, per evitare che risorse destinate all’emergenza sanitaria vengano dirottate altrove.

Preoccupazione anche per il progetto di trasformazione dell’area dell’Annunziata in Cittadella della Salute: secondo i partecipanti, la riduzione dei posti letto aggraverebbe fenomeni già diffusi come i “pazienti parcheggiati”, privi di una reale presa in carico.

Infine, l’allarme sui tempi del PNRR Sanità: la scadenza del 30 giugno incombe e il rischio è di perdere l’occasione per rafforzare territorio, assistenza domiciliare, telemedicina e digitalizzazione. «Non possiamo distrarci dall’emergenza di oggi: servono assunzioni, medici, infermieri e strutture adeguate» (Bianca Rende).

L’incontro si è chiuso con l’impegno a redigere un documento di sintesi da portare sui tavoli istituzionali e con un appello alla mobilitazione civica. «Deve partire forte la richiesta della cittadinanza perché il governatore e commissario Occhiuto e le istituzioni vengano sollecitati a tutti i livelli» (Bianca Rende).