Sanità calabrese, la proposta dei medici per fermare la fuga dei professionisti

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La sanità calabrese vive una fase critica tra carenza di personale, organizzazione fragile e giovani medici che scelgono di lavorare altrove. L’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Reggio Calabria propone alla Regione Calabria un piano articolato per rendere il sistema più attrattivo e fermare l’esodo dei professionisti

La sanità calabrese continua a fare i conti con una situazione complessa, segnata dalla carenza di medici, da strutture che faticano a garantire servizi adeguati e da percorsi formativi spesso instabili. In questo contesto, molti giovani professionisti preferiscono trasferirsi in altre regioni, impoverendo ulteriormente il sistema sanitario regionale. Per affrontare questa emergenza, l’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Reggio Calabria ha presentato alla Regione Calabria una proposta strutturata che punta a riorganizzare il sistema sanitario e a renderlo più attrattivo per i professionisti.

Il documento nasce dall’esperienza diretta dei medici che operano quotidianamente nelle strutture sanitarie del territorio e che da tempo segnalano criticità organizzative e carenze di personale. Tra le misure proposte figura l’assunzione immediata di medici neolaureati con contratti a tempo determinato, accompagnata dalla garanzia di stabilizzazione una volta ottenuta la specializzazione. L’obiettivo è creare un percorso professionale chiaro e stabile che permetta ai giovani di formarsi senza dover lasciare la Calabria.

Un altro punto centrale riguarda la possibilità di accedere alla formazione specialistica all’interno delle stesse strutture in cui i medici sono già impiegati, anche superando alcuni vincoli numerici nazionali. In questo modo, secondo la proposta, si eviterebbe un aumento della spesa pubblica: i professionisti sarebbero infatti già dipendenti del sistema sanitario e non necessiterebbero delle tradizionali borse di studio universitarie.

Parallelamente, l’Ordine chiede un intervento rapido per coprire le posizioni apicali attualmente vacanti, individuando professionisti con comprovata esperienza. Tra le ipotesi avanzate vi è anche la possibilità di prevedere assunzioni straordinarie oltre i limiti di budget, calibrate sui bisogni reali della popolazione. In questo quadro diventa fondamentale il confronto con il Governo e con il Ministero della Salute, per ottenere deroghe normative mirate che permettano di superare le attuali rigidità del sistema.

Secondo l’Ordine, il problema principale non è la mancanza di medici in Italia, ma la scarsa attrattività della Calabria. Per invertire la rotta vengono proposti incentivi economici diretti, una maggiore uniformità contrattuale tra ospedali, specialisti ambulatoriali e medici di famiglia e una valorizzazione dell’attività intramoenia allargata, compatibile con l’attività istituzionale anche nelle strutture sanitarie private accreditate.

Allo stesso tempo si propone di rivedere il sistema degli accreditamenti delle strutture private, collegandolo ai reali bisogni dei cittadini e non solo a criteri amministrativi. Tra le priorità indicate figurano anche il riconoscimento rapido delle progressioni di carriera, comprese quelle automatiche, e il rafforzamento delle misure di sicurezza per il personale sanitario, sempre più esposto al rischio di aggressioni sul lavoro.

Uno dei nodi più delicati riguarda la gestione delle strutture sanitarie. L’Ordine segnala ritardi significativi nell’aggiornamento degli atti aziendali, strumenti fondamentali per definire organizzazione e incarichi. Al Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria l’ultimo atto aziendale risale al 2016, mentre nell’Asp di Reggio Calabria al 2017. Questa situazione blocca l’assegnazione di incarichi, rallenta i meccanismi premiali e genera incertezza nelle carriere.

Per rendere il sistema sanitario più efficiente e attrattivo, la proposta prevede quindi un aggiornamento immediato degli atti aziendali e un legame più stretto tra la conferma dei manager e il rispetto delle scadenze amministrative.

Un ulteriore capitolo riguarda l’organizzazione dei servizi territoriali. L’Ordine propone il potenziamento delle Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT) e dei servizi H24, insieme a una revisione delle guardie mediche. L’obiettivo è garantire continuità assistenziale e ridurre il fenomeno dell’emigrazione sanitaria, che costringe molti cittadini a curarsi fuori regione.

In questa prospettiva assume un ruolo centrale anche la creazione di Percorsi Diagnostico-Terapeutici Assistenziali (PDTA) uniformi su tutto il territorio regionale, con particolare attenzione ai pazienti fragili, agli anziani e alle cure palliative. Il modello proposto punta a un sistema sanitario integrato, in cui assistenza domiciliare, ospedali e strutture private accreditate collaborino in modo coordinato.

Tra le idee più ambiziose figura inoltre la creazione di una Facoltà di Medicina a Reggio Calabria, accompagnata da accordi formativi e clinici con centri di eccellenza nazionali e internazionali. L’obiettivo è costruire un polo accademico capace di trattenere i giovani talenti e di attirarne di nuovi.

La proposta dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Reggio Calabria si presenta dunque come un progetto organico di rilancio della sanità calabrese, fondato su assunzioni mirate, riorganizzazione amministrativa e maggiore integrazione tra ospedale e territorio. Secondo i promotori, solo rendendo il sistema più meritocratico, stabile e competitivo sarà possibile fermare la fuga dei professionisti e garantire ai cittadini cure adeguate e servizi sanitari di qualità.