Una lettera aperta di un padre sul bullismo e il cyberbullismo, tra dati allarmanti, paura per i figli e l’appello alla denuncia e a pene certe. Riceviamo e pubblichiamo integralmente, per come ricevuto
Ad oggi noi genitori camminiamo su un filo… e intorno il buio.
Premessa
È opportuno ricordare che l’Osservatorio nazionale adolescenza monitora anno dopo anno tutte le problematiche degli adolescenti italiani e l’indagine svolta nel corso del 2017 su un campione di ottomila ragazzi ha evidenziato come, nella fascia tra i 14 e i 18 anni, il 28% sia stato vittima di bullismo tradizionale e l’8,5% di cyberbullismo.
I dati allarmavano già dal 2013-2014, anno in cui l’associazione Telefono Azzurro aveva calcolato che su 3.330 consulenze sui problemi dei giovani il 14,6% degli intervenuti afferma di essere stata vittima di bullismo. Nel 2014, secondo l’indagine “Osservatorio adolescenti”, presentata da Telefono Azzurro, rivolta a un campione di 1.500 studenti tra gli 11 e i 19 anni, il 34% dei ragazzi ha affermato di aver subito bullismo.
Lettera aperta di un padre
“Figli di un Social Minore”
Potrei scrivere frasi fatte o pensieri già espressi, ma c’è una luce negli occhi di un figlio che diventa una strada percorribile ad ostacoli anche se il suo cammino deve ancora iniziare; chiamatela speranza, immaginazione, il punto è che quella parte di te che continua in lui ci sarà anche quando tu non ci sarai più e allora ti fermi a riflettere.
Fateci caso, poesie, pensieri e canzoni sui propri figli o figlie hanno un comune denominatore: l’affetto, l’amore e molto altro sciroppo mieloso. La realtà è che c’è, certo, subito stupore e felicità per un pargoletto tuo ma poi… crescono e nasce una naturale competizione padre/figlio o una fine tattica di rincoglionimento figlia/padre, perché le donne cominciano a saperne una più del diavolo già dalla nascita. Però il sorriso solare e pulito della mia principessa non mi distoglie da quei pericoli nascosti dietro a una tastiera che potrebbero spegnere per sempre un entusiasmo e una curiosità positiva alla vita, segnandola per sempre…
Mia figlia è talmente bella che rimanere incantato senza pronunciar parola è oramai consuetudine e al pensiero che in Rete chi colpisce senza pietà potrebbe usufruire di perdoni giudiziari o di assurde infermità mentali, cavandosela, mi terrorizza. Non tanto per la non condanna sicura, perché non c’è mai, ma per ciò che, come padre, potrei fare a un soggetto malvagio e sanissimo pronto a colpire ancora. Giustizia privata… restano alternative?
Chiedo più impegno e pene certe, non basta intervistare una vittima perché la sua vita riprenda colore.
Il rapporto con mio figlio? Beh… lui ha 13 anni e a volte prenderci a sbadilate sarebbe legittimo e normale. Il punto è che l’errore umano è il bambino che c’è in tutti noi, nel mio caso viene fuori ogni volta che mi confronto con lui… con una sostanziale differenza: viviamo in un’era tecnologica che imposta sin dai primi anni di vita i ragazzini ad essere esperti Social e invadenti spacciatori di incomprensibili App. Poi ci sono io, ritenuto un T-Rex mummificato che si esaltava negli anni ’80 ad un giochino monotono e ipnotico chiamato Space Invaders, quindi perdo senza neppure riuscire a spiegare le mie ragioni, che diventano ricordi in dissolvenza in due secondi netti.
Quando mi arrabbiavo con mio padre uscivo di casa e andavo dal classico amico, che il più delle volte era messo pure peggio di me… e nessuno sapeva nulla. Attenzione, non eravamo neppure noi immuni ai pericoli, ma almeno li vedevi… ora tutto viene scritto: umori, rabbia, incomprensioni, amori… e ovviamente visualizzato con annessa foto, detto link. Quindi in teoria leggi e ti illudi che tutto sia sotto controllo, ma i pericoli di una Rete allo sbando sono altri.
A volte penso che l’errore parta proprio da noi genitori… non so.
Camminare in un enorme campo fiorito o lasciarci andare sulla neve scimmiottando un’improbabile farfalla ubriaca, mentre sdraiati di schiena guardando il cielo ridiamo come invasati?
FATTO!
Quindi ho speranza che dopo di me… lui non sia un carnefice, oppure una vittima, o solo un account sterile in un Social pieno di niente!
Firmato… un papà come tanti e non un futuro (spero) giustiziere, nato dall’incapacità di chi non, pur provandoci, riesce o non vuole risolvere questa piaga sociale.
Detto questo credo che il passo più importante, difficile ma necessario sia sin da subito la denuncia agli organi preposti, perché chi ti vuole vigliaccamente colpire si nutre della tua fragilità, della tua vergogna e della tua paura.
A Marco e Marzia


















