Ragazzi e la violenza che parte dai social: cos’è questa voglia di fare e di farsi del male?

Tik tok social media
Tik tok social media

Cosa sta succedendo ai ragazzi oggi? – Cos’è tutta questa voglia di fare e di farsi del male? C’entra forse il contesto di isolamento in cui ci ritroviamo in questa critica fase socio-economica e sanitaria? Tutto comunque sembra avere origine dai social. Una maxi rissa in una piazza organizzata su gruppi whatsapp. Cyber bullismo e cyber stalking attraverso messenger. Minacce, aggressioni, autolesionismo e tentativi di togliersi la vita, tutti generati da una chat o da una sfida online.

Il “male” sembra partire proprio da lì. Eppure è ovvio che la violenza è sempre esistita e che i social rappresentano solo un mezzo.

Un mezzo però oramai potentissimo. Mezzo di comunicazione e a volte anche di persuasione, in grado di condizionare scelte di bambini, ragazzi, giovani adulti ed adulti. In grado di influenzare scelte di tutti noi: non solo scelte politiche, di moda o di tendenza, commerciali e d’acquisto, ma anche scelte comportamentali e sociali.

Persone distanti migliaia di chilometri, ma a “due passi” tra loro, che si influenzano reciprocamente grazie ad un tocco touch su di uno smartphone. Lo scambio online il più delle volte arricchisce, ci rende liberi e aperti a nuovi confronti. Ma a volte può nascondere insidie e tranelli soprattutto per le persone più fragili.

Il caso TikTok

Prendiamo il caso del social più discusso di tutti da sempre, sin dal suo primo utilizzo, TikTok.

Già preso di mira in questa sede, questo potente social network adesso ha attirato l’attenzione di tutti. La sua “efficacia” o se vogliamo la sua “pericolosità” è cosa oramai ufficiale. Pensiamo al caso della bambina di 10 anni di Palermo, morta per una fatale “challenge” che girava proprio su TikTok.

La bambina di Palermo e la morte in seguito alla Blackout Challenge lanciata su TikTok

A causa di una sfida online, in particolare della Blackout challenge, non c’è stato nulla da fare per una bambina di 10 anni di Palermo. Vano il tentativo di salvarle la vita, dopo che era stata trasportata dai genitori nell’ospedale della città in gravissime condizioni. La piccola palermitana si è spenta nella struttura ospedaliera, per morte celebrale causata da soffocamento. Si era legata una cintura attorno al collo, così, per una sfida online.

Bambini e ragazzi alle prese con le nuove disposizioni per TikTok

Dopo questa terribile vicenda, il Garante per la privacy ha disposto nei confronti di TikTok “il blocco immediato dell’uso dei dati degli utenti per i quali non sia stata accertata con sicurezza l’età anagrafica”.

In particolare se il social network, attraverso i dati anagrafici comunicati e l’integrazione dell’intelligenza artificiale, identifica un accesso da parte di una persona con età al di sotto dei 13 anni, questo accesso viene bloccato e l’account viene rimosso. Questo provvedimento sarà attuato fino al 15 febbraio. È da capire dunque come cambierà il modo di accedere a questa piattaforma per i più giovani.

“Gioca con me o mi suicido”: la sfida lanciata da un 13enne di Varese ad una sua coetanea

Un’ulteriore terribile sfida lanciata online è notizia di cronaca di ieri, 6 febbraio. Un 13enne di Varese è stato protagonista di una macabra challenge. Questi ha lanciato una sfida suicida ad una sua coetanea di Cuneo. Il “gioco” consisteva in porre alcune domande, le cui risposte avrebbero determinato punizioni corporali per chi le poneva. Perversione ed autolesionismo dunque, fino ad arrivare addirittura al suicidio.

Il ragazzo conosciuto in un gruppo whatsapp aveva infatti annunciato alla 13enne di Cuneo il suo suicidio se non avesse risposto alle sue domande, fornendole una scadenza delle 14,00 del giorno dopo.

Un terribile conto alla rovescia per la ragazza che terrorizzata per l’evolversi della vicenda, ha avuto il coraggio di dire tutto ai suoi genitori e di denunciare il fatto alla Polizia postale.

Il ragazzo è stato raggiunto dalle Forze dell’Ordine e trasferito ai servizi sociali, poiché presentava un grande disagio psicologico.

La forza di aprirsi dunque della 13enne di Cuneo ha messo in salvo la vita del suo coetaneo di Varese.

La rete di Jonathan Galindo

Le insidie sul web sono infinite. È da almeno un anno che il misterioso profilo di un certo “Jonathan Galindo” sta creando non poche preoccupazioni ai genitori dei ragazzi più giovani. Le Forze dell’Ordine da tempo stanno cercando di arrivare alla vera identità di questo inquietante personaggio virtuale, il cui viso nella foto profilo è coperta da una maschera di Pippo.

Su Facebook il tema #JonathanGalindo è stato bloccato proprio per cercare di tenere sotto controllo il fenomeno e per cercare di proteggere gli utenti più piccoli.

Se si tenta di fare una ricerca su Facebook con hashtag #jonathangalindo i post prodotti con questi hashtag vengono infatti oscurati e compare un messaggio: “I post con #jonathangalindo sono stati temporaneamente nascosti qui. Alcuni contenuti in questi post violano i nostri Standard della community“. Eppure sia Facebook sia Instagram sono pieni di account in cui nella foto profilo si ritrae “lui”, Jonathan Galindo.

Ma perché così tanta paura per questo personaggio?

Jonathan Galindo (fonte Facebook)
Jonathan Galindo (fonte Facebook)

Innanzitutto la foto profilo collegata all’account è già di per sé inquietante e rispetta i canoni orrorifici che in quest’epoca ci fanno tanta paura.

Galindo Jonathan, con la maschera deformata di Pippo lancia diverse challenge agli utenti più giovani sul web. Queste challenge sembrano siano il seguito della “Blue Whale” (“Balena Blu”). Un genitore ha raccontato che Jonathan Galindo avvicina i giovani molto facilmente: il primo passo è la richiesta di contatto. Dopodiché nel momento in cui viene accettata la richiesta d’amicizia viene inviato un link che propone di entrare in un gioco di sfide, prove di coraggio, fino ad arrivare all’autolesionismo (come ad esempio incidere con una lama sulla pelle dell’addome le lettere iniziali del proprio nome o “il numero del diavolo”, 666).

Bambini e ragazzi bersagli di challenge malsane

Presi di mira dunque da questo personaggio, così come da altri, gli adolescenti, il cui centro emotivo, limbico e comportamentale, non è ancora del tutto formato e completato. Il risultato dunque è quello di deviare un sano sviluppo, con conseguenze pericolose per la propria incolumità fisica e psichica.

Alto dunque il rischio per gli utenti più giovani, ma anche per gli adulti più fragili, che possono cadere in queste “trappole”. Per finire in un circolo vizioso fatto di depressione, dipendenza, autolesionismo e suicidio.

In Russia il gioco della Blue Whale ha portato a circa 100 ragazzi morti per suicidio.

L’aumento dei suicidi tra i ragazzi in Italia: colpa delle challenge o in gioco anche la pandemia?

In Italia dati recenti dell’Ospedale Pediatrico del Bambin Gesù di Roma registrano un aumento dei tentativi di suicidio e di autolesionismo nei ragazzi più giovani. Secondo infatti questo dato, condiviso dal responsabile di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza del Bambin Gesù di Roma, il dr Stefano Vicari, tra il mese di ottobre 2020 e gennaio 2021, i tentativi di procurarsi ferite autoinflitte e i tentativi di togliersi la vita sono più frequenti del 30% tra i soggetti con età compresa tra 12 e 18 anni.

La cosa che più preoccupa è però l’interpretazione del dato offerta dal dr Federico Tonioni, psichiatra e psicoterapeuta, direttore del Centro Pediatrico Interdipartimentale per la Psicopatologia da Web, presso la Fondazione Policlinico Gemelli di Roma, il quale ha dichiarato all’HuffPost, come ci sia un “raccordo diretto tra la pandemia e i suicidi”.

Secondo il dr Tonioni, dunque, è da tenere nel mirino l’ondata di contagio da Coronavirus, in special modo la seconda ondata. Questa, secondo lo psichiatra, ha rappresentato un problema per gli adolescenti, che in questo periodo sono i soggetti più a rischio, così come lo erano state le persone anziane nella prima ondata.

Secondo Tonioni, durante i periodi di lockdown, è in particolare la noia associata ad una bassa autostima ad essere minaccia per l’equilibrio psichico dei più piccoli. “Le challenge non sono pericolose di per sé” ha dichiarato all’Huffpost.

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