È morta Mabèl Bocchi, la più forte cestista degli anni ’70: la Calabria le è stata casa fino all’ultimo
Una vita straordinaria, intensa, vissuta sempre all’attacco come sul parquet. Mabèl Bocchi, considerata da molti la più forte cestista del mondo degli anni ’70, è morta a 72 anni a San Nicola Arcella, in Calabria, dopo una malattia breve e violenta. Qui si era trasferita negli ultimi anni per vivere vicino alla sorella Ambra, lasciando alle spalle Sesto San Giovanni, la città in cui era cresciuta e dove aveva costruito buona parte della sua carriera sportiva e umana.
Bocchi non è stata soltanto un’icona della pallacanestro, ma una figura capace di superare le barriere culturali in un’Italia che negli anni ’70 e ’80 stava cambiando. Alta, dinamica, fisicamente esplosiva, era un talento così puro che persino l’atletica tentò di portarla via al basket. Ma il suo destino era la palla a spicchi. Con il Geas fu protagonista di uno dei cicli più vincenti dello sport femminile italiano: otto scudetti e la prima Coppa dei Campioni mai conquistata da una squadra femminile in Italia, dal 1970 al 1978.
Nata a Parma e cresciuta ad Avellino, approdò a Milano a soli 18 anni, voluta dall’imprenditore Maumary. La sua carriera si concluse a Torino, ma il suo mito continuò a crescere. In Nazionale disputò 113 partite, superando i mille punti. Vinse il bronzo agli Europei del 1974 e fu MVP al Mondiale del 1975 a Cali, in Colombia.
Fu anche una pioniera delle battaglie per i diritti delle atlete: pretese la diaria uguale per uomini e donne, la presenza del medico per la squadra femminile. “Scandali” per l’epoca, conquiste fondamentali oggi. Per questo non esitò a esporsi, ricevendo persino una squalifica.
Terminata la carriera sportiva, Bocchi si reinventò più volte: presentatrice della Domenica Sportiva, collaboratrice della Gazzetta dello Sport e del Corriere della Sera, docente universitaria giovanissima, consigliera comunale, artista materica. Una donna libera, ribelle, allergica alle convenzioni: “La vita borghese non fa per me”, amava dire.
Negli ultimi anni aveva trovato pace in Calabria, tra il verde del giardino, gli animali che adorava e la vista del Tirreno e dell’Isola di Dino. È morta guardando il mare, con un sigaro tra le dita, come piaceva a lei.
Con Mabèl Bocchi se ne va una leggenda, ma resta la sua scia luminosa: quella di una campionessa che ha cambiato lo sport italiano, e la vita di molte donne, molto più di quanto dicano i numeri.


















