Il Catanzaro è questo: genio, errori e un cuore che non si arrende
Il Catanzaro è questo: talento offensivo, personalità, qualità nelle giocate decisive. Ma anche distrazioni, fragilità e quella sensazione costante di non avere mai davvero il controllo emotivo della gara.
Dopo tre minuti era già sotto. Dopo otto aveva già rimesso tutto in piedi. Alla fine del primo tempo l’aveva ribaltata con la firma, indiretta ma pesantissima, del suo leader tecnico e carismatico, Iemmello. E lì sembrava una di quelle serate da squadra matura che soffre, che colpisce, che gestisce.
Invece no.
La ripresa è stata uno specchio crudele: pressione avversaria, palle sporche in area, l’inevitabile pareggio, poi l’autogol che gela tutto. Ancora una volta il Catanzaro si è fatto male da solo. Non per inferiorità tecnica, ma per mancanza di pulizia nei momenti chiave.
Eppure, proprio quando il copione sembrava scritto, è venuto fuori il carattere. Rigore al 89’. Sbagliato. Recuperato. Ripetuto. Trasformato. In quei minuti finali c’è tutta l’anima di questa squadra: sbaglia, rischia di crollare, ma non muore mai.
Il punto conquistato allo “Stadio dei Marmi” non è da buttare. In un campionato lungo e logorante, rimontare due volte in trasferta è segnale di vitalità. Però le ambizioni passano da un salto mentale. Non si può sempre rincorrere l’episodio, non si può vivere sulle montagne russe.
Il Catanzaro ha qualità per stare nella parte alta della classifica. Ha un portiere che para l’impossibile, un capitano che illumina, esterni che creano superiorità. Ma per diventare grande deve imparare a essere solido, sporco, pragmatico.
Il 3-3 di Carrara non è solo un risultato: è un avvertimento. Le Aquile volano alto quando attaccano. Ma per restare in quota serve equilibrio.
E adesso la domanda è una sola: questo pareggio sarà una scintilla o l’ennesima occasione sprecata?
Angela Rotella

















