La rimonta della maturità: il Catanzaro ribalta l’Empoli e consolida il quinto posto
Ci sono vittorie che portano tre punti. E poi ci sono vittorie che raccontano una squadra.
Quella del Catanzaro contro l’Empoli appartiene senza dubbio alla seconda categoria.
Dopo quindici minuti la partita sembrava già indirizzata. L’Empoli colpisce subito con Elia e poi raddoppia con Nasti approfittando di un errore in costruzione dei giallorossi. Il Catanzaro appare stordito, costretto a rincorrere e incapace di trovare il varco giusto. Il rischio, più che la sconfitta, è quello di vedere incrinarsi una delle certezze costruite durante la stagione: la personalità.
E invece la squadra di Aquilani dimostra di avere qualcosa in più.
Il primo tempo si chiude sullo 0-2, ma nella ripresa il Catanzaro rientra in campo con un’altra faccia. Più aggressivo, più convinto, più verticale. Non è solo una questione tattica: è soprattutto mentale. È la squadra che decide di prendersi la partita, senza paura di esporsi.
Il simbolo della rimonta è Filippo Pittarello. Due gol in sei minuti che cambiano l’inerzia del match e fanno esplodere il Ceravolo. Ma ridurre tutto alla sua doppietta sarebbe ingiusto. Perché la rimonta nasce da una spinta collettiva: la qualità di Iemmello tra le linee, la vivacità di Liberali, la spinta sulle corsie e la voglia di non arrendersi.
Il terzo gol di Cassandro è la fotografia perfetta della partita: azione confusa, palla sporca, determinazione pura. Il Catanzaro la vuole più dell’Empoli. E alla fine la prende.
Questa vittoria non cambia soltanto la classifica, dove i giallorossi consolidano il quinto posto. Cambia soprattutto la percezione della squadra. Perché rimontare uno 0-2 contro un avversario di livello non è solo un episodio: è un segnale.
Il segnale di una squadra che ha maturità, carattere e identità. Il segnale di un gruppo che sa soffrire ma anche reagire.
E forse, a questo punto della stagione, è proprio questo l’aspetto più importante.
Perché le squadre che sanno rimontare partite così sono spesso quelle che a maggio fanno più strada.
La rimonta del Catanzaro contro l’Empoli non è solo la storia di una partita ribaltata. È anche, e forse soprattutto, la fotografia della crescita di Alberto Aquilani come allenatore.
Perché il primo tempo, a essere onesti, raccontava tutt’altra partita. Un Catanzaro sorpreso, fragile nella gestione del pallone e punito subito dall’Empoli. Due episodi, due errori di lettura, due gol subiti. Situazioni che spesso trasformano una gara complicata in una serata storta senza ritorno.
Qui entra in gioco l’allenatore.
Aquilani all’intervallo non stravolge la squadra con mosse spettacolari. Non cambia sistema in modo radicale, non manda segnali di nervosismo. Fa una cosa molto più difficile: restituisce equilibrio alla squadra. Il Catanzaro rientra in campo con la stessa struttura, ma con maggiore aggressività sugli esterni e più presenza tra le linee. Il baricentro si alza, il pressing diventa più coordinato e l’Empoli smette di uscire con la stessa facilità del primo tempo.
È un intervento da allenatore che capisce la partita senza tradire la propria identità.
Ed è forse questo l’aspetto più interessante del lavoro di Aquilani a Catanzaro. La sua squadra non gioca mai con l’ansia di cambiare pelle a ogni difficoltà. Ha principi chiari: costruzione dal basso, ampiezza sulle corsie, qualità tra le linee. Anche quando le cose vanno male, il Catanzaro prova a restare dentro quel sistema.
La rimonta nasce proprio da questa continuità.
Liberali trova spazio tra le linee, Iemmello continua a cucire il gioco e Pittarello diventa il terminale di un attacco che nella ripresa aumenta ritmo e presenza in area. Il gol che accende tutto arriva da un cross, il secondo da un movimento classico tra centravanti e rifinitore. Non sono episodi casuali: sono azioni che appartengono al repertorio della squadra.
E poi c’è un altro dettaglio, meno evidente ma forse ancora più importante. Aquilani ha costruito un gruppo che non perde fiducia quando la partita si mette male. Non è un aspetto scontato per una squadra che, per gran parte della stagione, ha dovuto convivere con l’etichetta di “bella ma fragile”.
Contro l’Empoli quella fragilità non si vede. Si vede invece una squadra che resta dentro la partita, che continua a produrre occasioni e che alla fine la ribalta con convinzione.
In questo senso la rimonta dice molto della classifica, ma dice ancora di più del percorso tecnico dell’allenatore. Aquilani sta dimostrando di saper gestire momenti diversi della stagione e soprattutto partite che cambiano volto.
Se il Catanzaro oggi è stabilmente nelle zone alte della classifica, non è solo per il talento dei singoli o per l’entusiasmo dell’ambiente. È perché dietro questa squadra sta prendendo forma un’idea di calcio riconoscibile e sempre più matura.
E la rimonta contro l’Empoli è, probabilmente, una delle prove più chiare.
Angela Rotella

















