Derby amaro, tifosi giallorossi delusi: “Così il Catanzaro non ci rappresenta”
Fischi, rabbia e delusione dopo Catanzaro Reggina. È questo il sentimento che accompagna l’uscita dei tifosi giallorossi dallo Stadio Nicola Ceravolo al termine dell’ennesimo derby perso contro la Reggina. Il video del format di Calabria Magnifica, “La parola ai tifosi giallorossi”, cattura a caldo umori, sfoghi e riflessioni di una piazza stanca, amareggiata e sempre più esigente. Non interessa il tabellino, non interessa la cronaca: interessa capire cosa resta nel cuore e nella testa di chi vive il Catanzaro come una fede.
Il 2017 si chiude nel peggiore dei modi. Quarto derby perso in un solo anno, un dato che per molti tifosi suona come una sentenza. «Così non si può andare avanti», è una delle frasi che più ricorrono davanti alle telecamere. Le parole che rimbalzano tra un’intervista e l’altra sono sempre le stesse: mancanza di carattere, poca identità di gioco, approccio mentale sbagliato.
Il Ceravolo, che prima del fischio d’inizio aveva regalato momenti di grande emozione con le coreografie dedicate a Massimo Capraro e a Bruno Cuteri, si trasforma col passare dei minuti in un tribunale severo. Dai cori di incitamento ai fischi assordanti, il passo è breve quando la squadra non risponde sul campo. I tifosi non contestano per partito preso, ma perché pretendono rispetto: rispetto per la maglia, per la storia, per una rivalità che pesa come un macigno.
Dalle voci raccolte emerge anche una consapevolezza amara: la Reggina non ha fatto nulla di straordinario, ma è sembrata più ordinata, più compatta, più “squadra”. E questo, per i sostenitori giallorossi, è forse l’aspetto più difficile da digerire. «Non è possibile perdere sempre così», dice qualcuno, sottolineando come il problema non sia episodico, ma strutturale.
C’è chi punta il dito sulla società, chi sull’allenatore, chi sui giocatori. Ma il denominatore comune è uno solo: la delusione profonda. Una delusione che non cancella l’amore, ma lo rende più esigente. Perché Catanzaro non chiede miracoli, chiede dignità, orgoglio e spirito di appartenenza.
Il 2017 se ne va tra i fischi del Ceravolo e le facce scure fuori dallo stadio. Le telecamere di Calabria Magnifica raccontano una tifoseria ferita, ma viva, critica ma presente. Perché il Catanzaro si può contestare, ma non si smette mai di seguirlo. Ora la palla passa a chi scende in campo: trasformare questa rabbia in riscatto è l’unica strada possibile.
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