Rebus: la musica è finita?

Rebus Discoteca Caminia Catanzaro

Tutte le cose belle finiscono soprattutto quelle che non immaginiamo potrebbero un giorno concludersi. Potremmo riassumere così la storia del Rebus.

Soprattutto per chi lo ha vissuto, il Rebus negli anni settanta/ottanta non è stata una semplice discoteca. È un simbolo, un’icona. È storia. E anche per questo il Rebus non chiuderà mai, almeno fin quando la memoria e i racconti saranno vivi.

La sua struttura è imponente e si affaccia su uno dei punti più belli di Caminia, Torrazzo, sicuramente una delle più belle terrazze sul mar Jonio.

Le estati catanzaresi si sono svolte sempre lì e anche per chi non apprezzava la musica, questo locale ha rappresentato parte della vita di ciascuno.

Personalmente, ho un ricordo molto preciso. Avevo 12 anni e il Rebus è stata la mia prima discoteca. E a pensarci bene forse l’unica, perché quella emozione, cioè il mio primo ingresso nel mondo degli adulti, non è appartenuta a nessun altro luogo. Ho ancora una musicassetta registrata dal dj che me la regalò, sapendo quanto amassi la musica.
Una bimba che una sera, insieme ad altri adolescenti (accompagnati dai genitori!), sprizzava entusiasmo e stupore.

Da lì, posso dire che è iniziata anche la mia passione per le radio locali, per le quali ho iniziato a lavorare. Le radio libere! E libera lo era per davvero.

Non posso immaginare le sorti della struttura del Rebus. Forse verrà reciclata, forse abbandonata. In realtà, molti di noi vorremmo la riapertura del locale, anche non frequentandolo più.

Riprenderò quella musicassetta. Sicuramente il suono non sarà lo stesso. Sarà meno chiaro e più cupo, la scritta sarà schiarita dal tempo. Ma non ci sarà uno stop, potrà suonare quando vorrà. Come infinita è la storia del Rebus.

Annamaria Gnisci