Catanzaro, confronto sul fine vita: diritti, responsabilità e cultura della donazione
Si è svolto nella mattinata di martedì 26 settembre, nella Sala delle Culture “E. Calderazzo” della Provincia di Catanzaro, il primo evento pubblico organizzato dal neo eletto Ufficio della Consigliera di Parità della Provincia di Catanzaro. L’iniziativa, promossa in collaborazione con la Provincia di Catanzaro – Ufficio Consigliera di Parità, con l’associazione socio-culturale CalabriaFutura, con l’Associazione Italiana Donne Medico, con il CPO dell’Ordine degli Avvocati di Catanzaro e con il Centro Regionale Trapianti, ha affrontato una tematica di grande attualità e forte impatto etico: “Le scelte di fine vita tra diritti della persona e responsabilità del medico”, con particolare riferimento al tema del testamento biologico e alle disposizioni anticipate di trattamento.
L’argomento, oggi più che mai al centro del dibattito pubblico anche alla luce di casi come DJ Fabo e il piccolo Charlie Gard, tocca le sfere più intime legate al valore della vita, alla dignità della persona e ai suoi diritti fondamentali, ma anche al ruolo del medico e alle responsabilità che la legge gli attribuisce nelle situazioni in cui il paziente esprime o ha espresso la propria volontà attraverso forme di pianificazione anticipata delle cure.
Accreditato con 6 ECM per medici e infermieri e con 4 CF per gli avvocati, il convegno ha voluto fornire agli operatori “in prima linea” un quadro chiaro, aggiornato e ragionato sulle implicazioni giuridiche, cliniche e bioetiche delle scelte di fine vita, del rifiuto delle cure, del testamento biologico e della vincolatività delle disposizioni anticipate. In parallelo, si è discusso della donazione degli organi, tema ancora poco radicato in Calabria ma essenziale per salvare numerose vite umane.
Nel corso dell’evento sono intervenute numerose autorità istituzionali, fra cui il Prefetto di Catanzaro Luisa Latella, il Presidente della Giunta Regionale della Calabria Mario Oliverio, il Presidente della Provincia di Catanzaro Enzo Bruno, il Direttore Generale del Dipartimento Salute della Regione Calabria Bruno Zito, il Direttore Generale dell’AO Universitaria Mater Domini Antonio Belcastro, il Direttore Generale dell’ASP di Catanzaro Giuseppe Perri, il Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Catanzaro Giuseppe Iannello e il Presidente dell’Ordine dei Medici di Catanzaro Vincenzo Ciconte.

Morano Cinque: “Il valore della vita e la necessità di una legge ben scritta”
Durante il suo intervento, l’avv. Prof. Elena Morano Cinque, Consigliera di Parità Effettiva della Provincia di Catanzaro e Presidente dell’associazione socio-culturale CalabriaFutura, ha espresso orgoglio per l’iniziativa: «Sono particolarmente orgogliosa di aver organizzato questo evento su una tematica davvero delicata, che mi affascina da sempre sia come donna sia come giurista. È una tematica che impatta sulle scelte più intime di ciascuno di noi, sul valore della vita, sulla dignità della persona e sui suoi diritti fondamentali».
Morano Cinque ha poi evidenziato come in Italia il quadro normativo sia ancora privo di una disciplina organica: «Non c’è una legislazione di riferimento. A volte è meglio non avere una legge piuttosto che averne una scritta male. Io auspico una legge ben scritta, da persone competenti, non un testo pasticciato frutto di compromessi al ribasso».
Ermio: “Bisogna divulgare la cultura della donazione”
Sul versante clinico è intervenuta la dott.ssa Caterina Ermio, Presidente nazionale AIDM e Direttore facente funzioni dell’Unità Operativa di Neurologia dell’ospedale di Lamezia Terme. Ermio ha spiegato l’importanza di comprendere cosa accade realmente nelle rianimazioni quando si giunge al termine del percorso biologico di un paziente: «Bisogna istruire, capire e far comprendere che cosa si fa all’interno di una rianimazione quando si decide di concludere un processo che fisiologicamente è già terminato. L’accertamento garantisce la famiglia e il deceduto e apre la strada a una possibile donazione».
Seguendo questo approccio, secondo Ermio, è possibile favorire anche la cultura del consenso informato e del testamento biologico, in quanto strumenti di autodeterminazione: «Perché la cultura della donazione si diffonda è ovvio che dobbiamo essere noi, che siamo in prima linea, a costruire questi percorsi e a divulgarli, anche alla luce dei recenti aggiornamenti normativi».
Mancini: “Il 60% delle famiglie dice no: così molti pazienti muoiono in lista”
Il dott. Pellegrino Mancini, Direttore del Centro Regionale Trapianti, ha infine richiamato l’attenzione sulle resistenze culturali ancora forti in Calabria: «Sono anni che registriamo tantissime opposizioni da parte delle famiglie di persone che muoiono per lesioni cerebrali acute e che potrebbero diventare donatori. Nel 60% dei casi le famiglie ci dicono di no. È un dato drammatico: pochi donatori significa pochi trapianti».
Una situazione che produce conseguenze tangibili e spesso tragiche: «Molti pazienti calabresi devono andare fuori regione per essere trapiantati e, se continuano ad esserci pochi donatori, tanti pazienti moriranno in lista d’attesa, senza essere mai chiamati».
















