Il derby del 25 febbraio unisce città e tifoserie, arriva la proposta di Didonna: Catanzaro Rende protagoniste anche fuori dal campo grazie a un’iniziativa educativa per i più giovani.
Il prossimo 25 febbraio lo stadio “Nicola Ceravolo” di Catanzaro sarà teatro di uno degli appuntamenti più attesi del calcio calabrese: il derby tra il Catanzaro, guidato da mister Dionigi, e la rivelazione stagionale del campionato di Serie C, il Rende, allenato da Bruno Trocini. Una sfida che si preannuncia cruciale per entrambe le squadre, in cerca di conferme e punti preziosi per il raggiungimento dei rispettivi obiettivi stagionali.
L’incontro non sarà solo una partita di calcio, ma anche un’occasione per ribadire il valore sociale e formativo dello sport. Come sottolineato da Corrado Didonna, presidente del circolo “Il Rinnovamento” di Catanzaro, lo sport può essere un vero collante tra realtà locali vicine, ma spesso distanti sul piano sociale. Lo dimostrano i precedenti derby, come quello contro il Cosenza, in cui era stata promossa un’iniziativa educativa coinvolgendo le scuole delle due città.
In questa occasione, Didonna invita il presidente dell’US Catanzaro 1929, ing. Floriano Noto, a riproporre l’iniziativa: ospitare una scolaresca della città di Rende insieme a una scolaresca catanzarese per assistere all’incontro. Un gesto che non solo valorizzerebbe l’evento sportivo, ma rappresenterebbe anche un significativo momento di crescita civile e culturale per i giovani, che potrebbero vivere in prima persona i valori dello sport, della lealtà e della convivenza.
Il derby d’andata, seppur perso dal Catanzaro, aveva già mostrato la grande civiltà e ospitalità dei tifosi rendesi, che avevano accolto con rispetto e correttezza i supporters giallorossi. Un esempio di come lo sport possa abbattere barriere e creare legami tra comunità diverse, rafforzando il senso di appartenenza e solidarietà.
Per il Catanzaro, squadra con un blasone storico e una tifoseria diffusa in tutta la Calabria, inclusa la prestigiosa città universitaria di Rende, l’ospitalità di una scolaresca rendese rappresenterebbe un gesto di apertura e inclusione, confermando che il calcio può essere molto più di una competizione: uno strumento di educazione e unione tra generazioni e città vicine.


















