La Calabria “va a fuoco”: emergenza incendi senza fine (VIDEO)

Emergenza incendi, Tansi: “Bisogna inasprire le pene” (VIDEO)

La Calabria è in fiamme. Gli incendi boschivi e di vegetazione continuano a imperversare sul territorio regionale, costringendo i Vigili del fuoco a migliaia di interventi negli ultimi giorni.

La flotta aerea impegnata nello spegnimento sta compiendo uno sforzo eccezionale, con decine di canadair ed elicotteri messi a disposizione, sia dal corpo dei Vigili del fuoco sia dal corpo forestale. Nonostante la gravità della situazione, grazie al lavoro coordinato di Vigili del fuoco, Calabria Verde e Protezione Civile, la situazione sembra lentamente tornare verso la normalità.

Il responsabile della Protezione Civile Calabria, Carlo Tansi, nelle ultime ore ha sottolineato l’urgenza di capire le cause degli incendi e di prevenire i roghi dolosi. “Crisi idrica e criminalità sono i nemici da combattere. Bisogna intervenire inasprendo le pene”, ha dichiarato ai microfoni di CalabriaMagnifica.it.

CARLO TANSI
CARLO TANSI

La maggior parte degli incendi è dolosa

Le cause naturali degli incendi boschivi sono estremamente rare. La semplice presenza di vegetazione e aria non basta a scatenare le fiamme: serve un calore che in natura è quasi sempre assente. Perciò, la maggior parte dei roghi, quando non derivano da distrazioni o negligenza, sono dolosi, appiccati con l’intento di distruggere la vegetazione.

In alcuni casi, questa pratica si lega alla tradizione agropastorale, dove il fuoco viene utilizzato per creare nuovo pascolo o per rigenerare il terreno. In altri, più gravi, gli incendi dolosi sono legati a interessi speculativi: dall’edilizia alla gestione del lavoro stagionale nei corpi forestali, con episodi in cui addirittura gli stessi operatori pagati per spegnere i roghi ne provocano alcuni.

Storicamente, l’Italia è vulnerabile agli incendi dolosi: basti ricordare il 2007, “annus horribilis” per i boschi italiani con oltre 10.000 roghi registrati. Negli ultimi anni, tuttavia, campagne di sensibilizzazione e miglioramenti nell’organizzazione antincendio hanno spesso evitato il peggio.

Strumenti e prevenzione: le sfide restano

Nonostante i progressi, la prevenzione rimane insufficiente. Gli strumenti più efficaci per limitare i danni restano:

  • l’applicazione delle leggi contro la speculazione sulle aree bruciate,
  • il rafforzamento dei divieti,
  • l’istituzione di un catasto regionale delle aree colpite dal fuoco.

Secondo il dossier di Legambiente sull’emergenza incendi 2017, da metà giugno ad oggi 26.024 ettari di boschi sono andati in fumo, pari al 93,8% della superficie bruciata nell’intero 2016. Oltre alla variabile climatica, ecomafie e piromani sono responsabili di gran parte dei roghi.

La Sicilia è la regione più colpita, con 13.052 ettari distrutti, ma fiamme devastanti hanno interessato anche aree protette, da sempre nel mirino degli ecocriminali, come il Vesuvio.

Secondo Legambiente, la prevenzione è carente: ritardi nell’approvazione dei piani antincendio boschivi (AIB) a livello regionale e nazionale, mancanza di decreti attuativi e scadenze dei piani parco non rispettate hanno contribuito a rendere più vulnerabile il territorio.

Gli incendi sono prevedibili. Governo, Regioni e Comuni si assumano le proprie responsabilità – afferma Legambiente – Serve più prevenzione, controlli efficaci e una politica chiara per adattarsi ai cambiamenti climatici.”